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SCENARIO/ L'autunno caldo in arrivo per Renzi

Pubblicazione:venerdì 12 agosto 2016

Matteo Renzi (Lapresse) Matteo Renzi (Lapresse)

In definitiva, i teorici della “mano invisibile” che aggiusta i mercati sono i cantori di una favola che è diventata come quella dell’araba araba fenice: tutti sanno dov’è, ma nessuno lo dice. Il problema di Renzi è che malgrado le sue “epiche battaglie sulla flessibilità” in quella realtà europea che è diventata la nuova “semplice espressione geografica” dei nostri giorni, sembra in linea con questo capitalismo rampante, con il Ceo di “JP Morgan” Jamie Dimon, quello che dovrebbe sistemare Monte dei Paschi di Siena ed è il massimo esponente di una banca che suggeriva nei suoi documenti come rifare le Costituzioni, come quella italiana, troppo democratica, troppo schierata in difesa dei lavoratori e dei contratti di lavoro. In più non si capisce perché i dati della ripresa o, meglio della non ripresa, siano sempre da interpretare.

In realtà, l’estate rischia di passare in fretta per il nostro Presidente del Consiglio e può arrivare la sorpresa di un autunno piuttosto concitato, tanto da far rimpiangere quello “caldo”, come si diceva una volta. Se la ripresa economica, come pare, non riparte, il governo rischia di trovarsi impantanato in nuove promesse per cercare di superare la recessione permanente con una legge di stabilità che sarà stilata con una cura molto particolare, ma che difficilmente potrà risolvere i problemi della fiscalità, della crescita, del lavoro, di un solido aiuto alla povertà. Resta aperto, e in parte con lati non chiari, un problema bancario che la mancata ripartenza italiana difficilmente riuscirà a risolvere.

Ma oltre a questi nodi tutti da sciogliere, ci sono altri problemi che incalzano in un contesto internazionale che sembra contrassegnato da un caos difficilmente governabile. A parte tutte le “schivate” possibili fatte in questi mesi, la questione libica investe inevitabilmente, come si era capito da tempo, anche l’Italia. Fayez al-Sarraj “comunica”, via Corriere della Sera, di fatto che l’Italia diventa operativa (o è già operativa?) nella partita libica, che si gioca contro l’Isis certamente, magari anche con la conquista (che sembra già attuata della zona di Sirte), ma che è anche una partita sui giacimenti di petrolio, dove l’interesse vede una concorrenza tra le stesse nazioni occidentali. Muoversi su quel terreno è un altro rischio da prendere con le molle e da non sottovalutare.

Il recente incontro tra Putin ed Erdogan non pare un ribaltamento di alleanze come molti prevedono. Piuttosto è come se Erdogan, diffidente verso gli Usa e deluso dall’Europa (sempre più silenziosa ed enigmatica), tenti di giocare anche su un altro tavolo con un’alleanza che faccia una sorta di cerniera dalla Russia fino all’Egitto, cercando di avere dei punti fermi a tutte le destabilizzazioni che ha provocato una politica estera americana, soprattutto in Medio Oriente, piuttosto insensata.


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COMMENTI
12/08/2016 - Due considerazioni.. (ALBERTO DELLISANTI)

..a proposito dell'esaustiva carrellata di Da Rold (anche se sono incerto nel dare il nome al mega "inviato della grande finanza" che alla Casa Bianca spiegò che "o ci date questo assegno, o da domani questo mondo non c'è più"). La prima è tra me e me, per quel senso di avvilimento che avverto quando giustamente si sottolinea che Renzi è in linea con il "capitalismo rampante" con preclaro esponente citato, il CEO di "JP Morgan". Lui, Renzi, l'affabulatore sfrontato. Lui che divide il mondo tra i buoni (il Renzi e la Boschi) e gli altri, cattivi. (Gufi, mezze calzette, nemici di un'Italia dal futuro radioso, rappresentato dal sole dell'avvenire, dal conducente unico, divino toscano, Renzi Matteo). La seconda riguarda il giocatore Erdogan che immagina un secondo tavolo (inteso con gamba russa, e turca, ed egiziana) per contro-influenza "alle destabilizzazioni provocate da una politica estera americana insensata" (soprattutto in Medio Oriente). Gli USA hanno le responsabilità primarie della prima Potenza Mondiale, che cominciò a perdere la testa già dall'intervento in Afghanistan, e dalla folle guerra scaricata su Saddam Hussein e l'Iraq. L'Islam nella edizione di Erdogan ha le responsabilità primarie (insieme ad Arabia Saudita) della Potenza Regionale che è la Turchia nel favorire lo scellerato jihadismo in Siria, in Iraq, in Libia, ecc. ecc. America, Turchia ed Arabia Saudita hanno responsabilità sommate, ciascuna in proporzione alla propria stazza.