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SCENARIO/ L'autunno caldo in arrivo per Renzi

Ci sono diversi fronti aperti per Matteo Renzi, che rischia quindi di ritrovarsi in autunno con molte questioni da affrontare, più importanti del referendum, spiega GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Lapresse) Matteo Renzi (Lapresse)

Porca miseria, l’Italia non riparte! E la famosa luce in fondo al tunnel resta sempre lontana. Deve esserci in corso una congiura giudaico-massonica contro il nostro fiducioso premier Matteo Renzi e i registi della “congiura” stanno probabilmente (si fa per dire) all’interno dell’Istat, il nostro Istituto nazionale di Statistica. Non è semplice, anche se appare come l’ultima risorsa, fare ironia su quello che sta ancora accadendo, con una cadenza quasi ossessiva. Ma non è possibile, con tutto il dispiacere che ti prende, conoscere dall’Istat, all’ennesimo ragguaglio trimestrale, che l’Italia, dopo nove anni di crisi, è ancora in deflazione. Nonostante tutte le rassicurazioni e le note di ottimismo, il motore dell’economia italiana rischia di incepparsi. Prima è stata la produzione industriale a segnare a giugno una pesante battuta d’arresto, poi i dati sull’inflazione e persino quelli sull’export sono diventati negativi.

In breve sintesi, nonostante le iniezioni di liquidità della Bce, non si arresta la caduta dei prezzi e a luglio l’Italia resta in deflazione: su base annua il segno è appena del -0,1%, ma se si fa un ragguaglio con giugno la discesa è del -0,4%. Va male anche sul fronte del commercio estero perché le esportazioni sono calate e l’import è fermo. In sostanza, i consumi non sono affatto ripartiti.

Adesso siamo a poche ore dalla conoscenza della revisione (è già prevista al ribasso) del Pil. E speriamo ardentemente che non ci siano “gufi”, “menagramo”, oppure nuovi “congiurati” che ci forniscano un quadro deprimente dello stato dell’economia italiana, dopo (occorre ripeterlo sempre) nove anni di fila di crisi mondiale, quella che un commentatore economico del Corriere della Sera (proprio nell’agosto del 2007) si sbilanciava a dire che si sarebbe stata risolta in un paio di mesi.

Ora è anche probabile che, per sfuggire a questi dati economici, gli italiani si rifugino nei bar per discutere il nuovo testo dell’articolo 70 della Costituzione (quello sul procedimento legislativo) che alcuni hanno definito un cruciverba. Purtroppo altri dati statistici indicano che solo il 4% degli italiani è interessato alla riforma istituzionale, ma quasi tutti sono invece in attesa di una ripresa di produzione, di una crescita economica, di posti di lavoro, di diminuzione della pressione fiscale, di consumi e di altre “ quisquilie e pinzillacchere” che riguardano la vita reale delle persone.

Ora, è evidente che tutto quello che accade in campo economico non può essere attribuito a Matteo Renzi. Nella grande recessione mondiale, da quando fallì Lehman Brothers, e un grande “inviato” della grande finanza si presentò alla Casa Bianca per spiegare che o “ci date questo assegno o da domani questo mondo non c’è più”, si è assistito al fallimento conclamato, ripetuto e ribadito della riscoperta del neoliberismo, che era stato consacrato non solo contro gli interventi dello Stato, ma pure con le opportunità di interventi statali temporanei come suggeriva un liberale come Lord Keynes. 


COMMENTI
12/08/2016 - Due considerazioni.. (ALBERTO DELLISANTI)

..a proposito dell'esaustiva carrellata di Da Rold (anche se sono incerto nel dare il nome al mega "inviato della grande finanza" che alla Casa Bianca spiegò che "o ci date questo assegno, o da domani questo mondo non c'è più"). La prima è tra me e me, per quel senso di avvilimento che avverto quando giustamente si sottolinea che Renzi è in linea con il "capitalismo rampante" con preclaro esponente citato, il CEO di "JP Morgan". Lui, Renzi, l'affabulatore sfrontato. Lui che divide il mondo tra i buoni (il Renzi e la Boschi) e gli altri, cattivi. (Gufi, mezze calzette, nemici di un'Italia dal futuro radioso, rappresentato dal sole dell'avvenire, dal conducente unico, divino toscano, Renzi Matteo). La seconda riguarda il giocatore Erdogan che immagina un secondo tavolo (inteso con gamba russa, e turca, ed egiziana) per contro-influenza "alle destabilizzazioni provocate da una politica estera americana insensata" (soprattutto in Medio Oriente). Gli USA hanno le responsabilità primarie della prima Potenza Mondiale, che cominciò a perdere la testa già dall'intervento in Afghanistan, e dalla folle guerra scaricata su Saddam Hussein e l'Iraq. L'Islam nella edizione di Erdogan ha le responsabilità primarie (insieme ad Arabia Saudita) della Potenza Regionale che è la Turchia nel favorire lo scellerato jihadismo in Siria, in Iraq, in Libia, ecc. ecc. America, Turchia ed Arabia Saudita hanno responsabilità sommate, ciascuna in proporzione alla propria stazza.