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SCENARIO/ Italia ferma, cosa succede se la Merkel dice no a Renzi?

Pubblicazione:sabato 13 agosto 2016

LaPresse LaPresse

Il 12 agosto 2016 è arrivato con una "gelata" sui dati economici italiani che probabilmente metterà i brividi alla schiena a tutti i vacanzieri italiani di ferragosto. Lo si capiva da mesi, dopo l'affluire di altri dati, che le stime sul Pil erano al ribasso, ma che fossero dimezzate (da +1,2 a +0,6 realistico) per una crescita zero negli ultimi mesi, non lo pensava nessuno.
Nello stesso tempo, il debito pubblico è aumentato in sei mesi di altri 77 miliardi di euro, toccando un nuovo record storico, quello di 2.248,8 miliardi, che tradotto in percentuale (sinora ci è stata risparmiata) supera abbondantemente il 130 per cento.
La frenata italiana è stupefacente, dopo tutte le parole confortanti e le speranze elargite che vengono dal governo e dalla maggioranza. Commenta un banchiere che "Non si è mai vista una dicotomia tanto stridente tra la realtà e quello che raccontano i media della carta stampata e della televisione. A proposito della famosa narrazione!".
A questo punto prepariamoci al lungo week-end di ferragosto nell'illusione della propagandata "ripartenza italiana". Poi, quando si ritorna a casa, bisognerà affrontare di nuovo i conti e soprattutto rifarli, perché la legge di stabilità partiva da una previsione di crescita del più 1,2. Quanto ai vari interventi a favore di pensionati, poveri e ai "bonus" vari, ci dovrà essere un ripensamento, perché questo debito pubblico, nonostante la lotta alla corruzione e all'evasione fiscale, nonostante le spending review tentate e mai realizzate, continua a salire in modo misterioso, dato che dalla fine del 2011 abbiamo avuto un "mago della finanza" come Mario Monti, in compagnia di Elsa Fornero. Poi è arrivato Enrico Letta, allievo di famosi economisti. Infine Matteo Renzi con il prode Pier Carlo Padoan. Come tutti questi "custodi del risparmio e della finanza pubblica" non siano riusciti a centrare un accidenti sarà compito, dati gli anni che son passati, degli storici dell'economia accertarlo.
Chi si è permesso di parlare di "ricette sbagliate" è stato definito "gufo", termine più morbido del "disfattista" ai tempi del fascio. In ogni caso, senza stare a dilungarsi in recriminazioni che alla fine non servono a nulla, c'è da prendere atto che nella nuova frenata dell'economia mondiale c'è una frenata più accentuata di tutta l'area dell'euro e ancora più accentuata in Italia e in Francia.
Dopo anni di ordocapitalismo teutonico, dopo il dramma della Grecia e del sud dell'Europa, non è più il caso di discutere con il croupier lussemburghese, che dirige la Commissione a Bruxelles, ma direttamente con la Germania, con la signora Angela Merkel, e con il resto dell'Europa non su momenti di flessibilità da concedere, ma complessivamente su una nuova politica economica, che riveda i parametri del vecchio Trattato dell'Unione Europea.


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