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REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Il nuovo centralismo di una riforma che nasce di parte

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Per la verità l'inquinamento della discussione è un vizio d'origine, perché la riforma è frutto specificamente di una parte politica, quella di governo che ne ha fatto, come si è detto, un elemento fondamentale del suo programma e che da sola lo ha sostenuto nella seconda lettura parlamentare. A fronte di questa origine è ben difficile immaginare che i discussant possano esprimere di fronte alla parte politica proponente un giudizio autonomo e imparziale. Il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e il ministro Maria Elena Boschi hanno la dichiarata paternità dell'iniziativa legislativa che si ricollega a un espresso mandato del precedente Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mandato che lo stesso ha riconosciuto attuato nell'attuale testo approvato dalle Camere e di cui si è fatto di recente espressamente sponsor.

Anche l'Italicum è stato voluto e sostenuto dall'attuale maggioranza di governo. Di recente a proposito dell'Italicum il capo del governo ha preso maggiore distanza dichiarando (Corriere della Sera del 10 luglio 2016): "Sulla legge elettorale non apro più bocca, è un tema nella disponibilità del Parlamento." Il Parlamento dovrebbe tuttavia accogliere un ddl di modifica e discuterlo presumibilmente dopo l'effettuazione del referendum costituzionale. Se al referendum prevalessero i Sì non appare probabile che il Pd sia poi disponibile a cambiare l'Italicum. Se invece al referendum prevalessero i No è probabile che le forze politiche siano disponibili a riallineare la legge elettorale alla situazione precedente per non creare un'eccessiva discrasia con la legge elettorale del Senato che rimarrebbe in vita.

Si paventa da parte del presidente Renzi (Corriere della Sera, 10 luglio 2016) che "Ove vi sia un no alla riforma costituzionale sarà molto difficile poterci mettere le mani per qualche decennio…", ma forse non si ricorda che i cittadini pochi anni fa, nel 2006, ebbero a dire no ad una riforma costituzionale che prevedeva un "Senato federale della Repubblica" e che era stata approvata dal Parlamento in doppia lettura e, se anche oggi dicessero no a questa riforma, manterrebbero un atteggiamento coerente nel difendere le conquiste autonomiste del 2001 e nell'invitare le forze politiche a redigere un progetto più democratico oltre che migliore dal punto di vista tecnico.

Infine l'allarme più diffuso nella stampa e nei media è che, se non si dovesse approvare la riforma, si andrebbe incontro a un periodo di caos contrassegnato da forti difficoltà nel tradurre in leggi le decisioni governative. Al proposito va ricordato comunque che nei tempi recenti abbiamo assistito a governi con buona stabilità (Berlusconi, Renzi) che hanno proposto e ottenuto l'approvazione parlamentare per leggi di ampio respiro e di grande importanza. Ora, l'attuale governo, pur sostenuto a livello della fiducia da una maggioranza valida in termini numerici, soffre essenzialmente per i contrasti interni al partito stesso di maggioranza e per i conflitti con gli alleati della coalizione. Ma queste difficoltà si risolvono innanzitutto con gli ordinari mezzi della mediazione politica, senza della quale anche una riforma costituzionale sarebbe vana e inutile. 

 

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COMMENTI
14/08/2016 - Grazie mille Professore (ALBERTO DELLISANTI)

Quanta chiarezza nei due scritti di De Carli! L'onestà è una virtù che Renzi conosce. Non può non conoscerla (anche per averla praticata). Ma caspita dov'è l'onestà quando si dice che bocciando la sua riforma, in Italia (per decenni) non accadranno riforme? La sola vicenda politica italiana negli anni duemila smentisce questa iperbole del Fiorentino. E l'Italia farà tesoro della vicenda mal riformante (speriamo appunto che venga riformata...come si diceva all'esame di leva...) prodotta in coppia da Boschi/Renzi, officiante un Giorgio Napolitano. Non quello che fece bene, ma un secondo Napolitano che ha strafatto. Con i successori (detto al plurale!) torneremo alla pluralità! Con un premier che succederà a Renzi, fosse anche un Renzi n° 2, "rivisto e corretto" rispetto al primo che è in carica adesso. Con una riforma vera, secrèta da un'Assemblea Costituente (vedi Parisi) o come altro fosse, che vedrà la luce prima di un lustro.

 
14/08/2016 - Oggi bocciati, a novembre... (Giuseppe Crippa)

E' evidente che gli studenti Renzi e Boschi non hanno superato l’esame di Diritto dell’Economia del prof. De Carli. Ritenteranno a novembre l'esame di Diritto Costituzionale di fronte ad una commissione più numerosa. Poi spero cambino facoltà...