BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Il nuovo centralismo di una riforma che nasce di parte

Pubblicazione:domenica 14 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:martedì 16 agosto 2016, 21.48

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Secondo di due articoli. Leggi qui il primo articolo (ndr).

 

Il secondo contenuto principale del progetto di revisione costituzionale è dato da un drastico ridimensionamento delle autonomie locali e in particolare delle autonomie regionali che toglie ogni valore alla riforma costituzionale Amato-D'Alema del Titolo V del 2001 (pure approvata allora in sede di referendum popolare). La principale ragione addotta dai riformatori è quella dell'incapacità delle Regioni in tema di spending review.

Si opera in questa seconda parte della riforma un taglio amplissimo delle competenze legislative regionali, l'abolizione delle competenze concorrenti e l'attribuzione allo Stato, nelle più importati materie già di competenza regionale, della competenza esclusiva a dettare le "disposizioni generali e comuni"; viene anche reintrodotta la cosiddetta "clausola di supremazia dello Stato" allorché lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell'interesse nazionale. 

Il nuovo testo costituzionale, più che riformare le autonomie, in sostanza le annulla. La drastica riduzione delle competenze legislative autonome, l'introduzione di un amplissimo potere di intromissione legislativa dello Stato, il mantenimento del legame privilegiato Stato-Comuni, la disapplicazione pratica del principio di sussidiarietà, l'impotenza del nuovo Senato impossibilitato a rappresentare le autonomie sono ingredienti idonei a svuotare dall'interno il concetto di autonomia. A seguito della riforma si otterrebbe il risultato pratico di uno Stato con una organizzazione amministrativamente decentrata, più dirigista e più burocratica. Le Regioni, i Comuni e le Città metropolitane sarebbero snodi di quell'organizzazione decentrata tutti con una dipendenza diretta dallo Stato. 

Non è vero che la maggiore autonomia sia causa di maggiore spesa pubblica. Si pensi al caso lombardo che, a parte le questioni cadute sotto l'esame della magistratura e che qui non si vogliono commentare, è un esempio di utilizzo integrale dello spazio di autonomia e che ha dato complessivamente risultati fortemente positivi con la creazione di molti centri privati e pubblici di assoluta eccellenza e con un bilancio non certamente paragonabile alle diverse Regioni maggiormente burocratizzate e che hanno accusato gravi disavanzi. Come ha detto molto bene Giorgio Vittadini su queste pagine (26 maggio 2016): "In sostanza ricentralizzando tutto, si sta buttando via il bambino (chi funziona bene) con l'acqua sporca (lo spreco di chi ha usato male l'autonomia)".

Questi, in sintesi essenziale, i termini delle questioni costituzionali che sui media sono espressi con slogan sulla governabilità e sulla semplificazione. La scarsa o nulla obiettività dell'informazione o la sua voluta distorsione è soprattutto indotta dallo scivolamento del dibattito dal piano (alto) giuridico-costituzionale - che dovrebbe essere suo proprio - al piano (basso) della politica spicciola e degli interessi di parte. È impressionante vedere come le appartenenze politico/partitiche condizionino le prese di posizione di opinion leader, di esperti, di costituzionalisti, di docenti universitari, ecc. Dovrebbe essere un campo rilasciato alla coscienza civica personale, mentre si assiste invece a un moltiplicarsi di espressioni pubbliche e di indicazioni date agli associati da parte di formazioni e associazioni come l'Anpi, la Confindustria, i sindacati, ecc. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
14/08/2016 - Grazie mille Professore (ALBERTO DELLISANTI)

Quanta chiarezza nei due scritti di De Carli! L'onestà è una virtù che Renzi conosce. Non può non conoscerla (anche per averla praticata). Ma caspita dov'è l'onestà quando si dice che bocciando la sua riforma, in Italia (per decenni) non accadranno riforme? La sola vicenda politica italiana negli anni duemila smentisce questa iperbole del Fiorentino. E l'Italia farà tesoro della vicenda mal riformante (speriamo appunto che venga riformata...come si diceva all'esame di leva...) prodotta in coppia da Boschi/Renzi, officiante un Giorgio Napolitano. Non quello che fece bene, ma un secondo Napolitano che ha strafatto. Con i successori (detto al plurale!) torneremo alla pluralità! Con un premier che succederà a Renzi, fosse anche un Renzi n° 2, "rivisto e corretto" rispetto al primo che è in carica adesso. Con una riforma vera, secrèta da un'Assemblea Costituente (vedi Parisi) o come altro fosse, che vedrà la luce prima di un lustro.

 
14/08/2016 - Oggi bocciati, a novembre... (Giuseppe Crippa)

E' evidente che gli studenti Renzi e Boschi non hanno superato l’esame di Diritto dell’Economia del prof. De Carli. Ritenteranno a novembre l'esame di Diritto Costituzionale di fronte ad una commissione più numerosa. Poi spero cambino facoltà...