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DIETRO LE QUINTE/ Le tre mine che affonderanno Renzi in autunno

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

La minaccia (e, insieme, la tentazione) è quella di sforare i limiti di bilancio imposti dalle ferree regole del rigore "Made in Germany". Del resto, visto l'addio della Gran Bretagna all'Europa, la forza coercitiva dei burocrati comunitari sembra decisamente appannata. Con maggior forza contrattuale, quindi, Renzi sente di poter ottenere qualcosa, anche perché lo stesso rigore non è stato usato con altri paesi, ad esempio la Francia.
Avere benzina da immettere nell'economia è fondamentale per vincere la battaglia referendaria. Se la manovra di autunno non sarà espansiva, la consacrazione del renzismo salterà. Poi, certo, nei tre mesi che separano dal voto potranno essere usate anche armi più politiche, così da smussare gli spigoli e recuperare rispetto ai sondaggi di oggi.
Le strade non mancano: la prima è avviare una riflessione sulla legge elettorale, come gli chiede a gran voce la minoranza interna. Dal momento che si voterà a fine novembre (il 20 o il 27) il tempo c'è per avviare formalmente la discussione. Per Renzi l'errore da evitare, però, è di attendere che sia la Corte Costituzionale a levare le castagne dal fuoco. Alla Consulta l'esame dell'Italicum comincerà il 4 ottobre, mentre la sinistra Pd attende un segnale inequivocabile entro settembre. In caso contrario al referendum si schiererà per il No, azzoppando di fatto il premier, che si troverebbe in casa gli avversari più insidiosi. Dopo la battuta d'arresto alle amministrative, un Pd unito è presupposto indispensabile per vincere.
C'è però anche un'altra carta che Renzi potrebbe giocare, quella di avviare una discussione con Forza Italia sulla proposta di assemblea costituente lanciata da Stefano Parisi, qualunque sia l'esito referendario. Servirebbe a dividere e ammorbidire un pezzo significativo di opposizione. Vista però la ridda di critiche piovuta sull'ex candidato a sindaco di Milano da parte dei suoi compagni di partito, dirimente sarà capire se dietro quell'idea ci sia o meno Silvio Berlusconi.
L'onere della prima mossa, spetterà comunque a Renzi, che di perdere il referendum proprio non se lo può permettere.



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COMMENTI
18/08/2016 - Sono circa un partito de 40% quelli che non votano (orazio bacci)

Ritirarsi nel non agire e occuparsi del non fare (Lao Tze) e chi dirige e il popolo sulla retta stradda si autodirigono senza accorgenese,spontaneamente.Più ci sono politicanti e uomini astuti e più il popolo ne paga le spese!