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DIETRO LE QUINTE/ Le tre mine che affonderanno Renzi in autunno

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

I numeri, si sa, hanno una loro forza intrinseca. E di numeri ce ne sono almeno due che non permettono a Renzi di trascorrere un Ferragosto tranquillo. Sono uno zero e un 47. Essendoci un zero non sono buoni neppure per farci un ambo secco sulla ruota di Palazzo Chigi, resta quindi solo la preoccupazione.
Zero è la crescita del Pil nel secondo trimestre dell'anno. Una doccia fredda certificata dall'Istat, che spegne i sogni di una ripresa finalmente imboccata per l'economia italiana. 47 è, invece, la percentuale che riscuoterebbero i Sì, se si votasse oggi per il referendum confermativo della riforma costituzionale, secondo il più recente sondaggio di Scenari Politici/Winpoll.
La prospettiva dell'autunno è quindi di una doppia rincorsa, da una parte al consenso elettorale, dall'altra a spingere in su l'economia, evitando (forse) di incorrere negli strali degli occhiuti giudici europei di Bruxelles. E a complicare il tutto c'è l'intersecarsi delle due partite.
Il rallentamento dei ritmi nei giorni centrali dell'estate consente a Renzi e al suo governo qualche giorno in più per pensare. Vacanze zero soprattutto al ministero dell'Economia, dove la preparazione della legge di stabilità sembra in alto mare. Come la tela di Penelope, i tecnici di Pier Carlo Padoan si trovano a fare e rifare i conti in continuazione. La certificazione del mancato decollo dell'economia costringerà, infatti, a rifare i conti. Ma abbassare le stime di crescita (quella del governo diceva +1,2% per il 2016), vuol dire ammettere che ci saranno meno introiti fiscali e che — di conseguenza — occorreranno risorse aggiuntive. A inizio anno molto osservatori indicavano per l'Italia una crescita allo 0,8%. I gufi stanno avendo la loro rivincita, e ogni decimale pesa come un macigno. Le stime degli economisti oscillano fra 20 e 30 miliardi di euro da trovare, per evitare che scattino le clausole di salvaguardia già previste, e cioè nuovi aumenti di Iva e accise.
Da Palazzo Chigi è partito il diktat di evitare di parlare di manovra correttiva. E l'ordine è di fare di tutto per evitare queste famigerate clausole di salvaguardia, come ha assicurato il sottosegretario all'Economia Paola De Micheli, anche se non sarà facile. Concreto è il rischio di andare a sbattere contro l'Europa, che non cessa di vigilare sui conti pubblici, almeno sui nostri. Troppe sono però le aspettative suscitate, da quelle degli interventi sulla previdenza, per attutire gli effetti più perversi dell'innalzamento dell'età pensionabile targato Monti/Fornero, all'attenzione assicurata ai pensionati e ai redditi più bassi, sino alle opere pubbliche da sbloccare e completare.
Renzi ha messo in conto un nuovo braccio di ferro con Bruxelles, cui chiederà tutta la flessibilità possibile, e anche di più. Ogni argomento verrà utilizzato per ottenere sconti, a cominciare dalla gestione dell'emergenza migranti, che continua a investire in pieno proprio l'Italia. 



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COMMENTI
18/08/2016 - Sono circa un partito de 40% quelli che non votano (orazio bacci)

Ritirarsi nel non agire e occuparsi del non fare (Lao Tze) e chi dirige e il popolo sulla retta stradda si autodirigono senza accorgenese,spontaneamente.Più ci sono politicanti e uomini astuti e più il popolo ne paga le spese!