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1946-2016/ Violante: usiamo il referendum per tornare al confronto civile

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Non esiste democrazia senza una classe politica dirigente. La classe dirigente esercita una funzione di indirizzo nei confronti della società non solo con le norme ma soprattutto con i comportamenti. Sono i comportamenti che danno credibilità e la credibilità è una componente dell'autorevolezza. La cooptazione non è una risposta; è la conferma dell'oligarchia. Oggi c'è una straordinaria campagna in tutto l'Occidente contro le élites. Da Trump a Le Pen, dalla Lega ad Alternative für Deutschland, in tutti i paesi dell'Occidente c'è una componente più o meno forte che criminalizza le élites. E le élites non rispondono.

Invece?
Devono invece rispondere e correggere gli errori. Il loro silenzio è un danno per la democrazia. Bisogna distinguere, infine, la classe dirigente dall'oligarchia. L'oligarchia è un centro di potere esercitato da pochi che stanno insieme per partecipare a quel potere e che grazie a quel potere si impongono sulla comunità.

Non è la prima volta che lei pone l'accento sulle oligarchie autolegittimate, più o meno saltuariamente elette, che si insediano al potere. Però assicurano la "governabilità". E la partecipazione? Va a farsi benedire?
Le oligarchie assicurano l'ordine attraverso la discriminazione. Ma non assicurano né l'unità del Paese né la stabilità dei governi. Per conservare il potere pretendono che i cittadini siano spettatori, non protagonisti; perciò non amano la partecipazione. Ma senza partecipazione la democrazia diventa un guscio vuoto. La democrazia non è e non deve essere una pura tecnica di governo; è un insieme di grandi valori di civiltà che vanno permanentemente alimentati e rinvigoriti.

Lei ha vissuto da protagonista una delle fasi più critiche della storia italiana, quella degli anni di piombo. Allora lo Stato e il suo patto — il riconoscimento dell'altro — hanno retto. Oggi non c'è nessun rischio simile, però il patto appare molto, molto più debole; diremmo che è un principio non più evidente. Che cosa si può fare?
Per l'immediato credo che il confronto sul referendum possa costituire una grande occasione di partecipazione e di confronto civile con l'altro. Potrebbe essere un momento importante di pedagogia politica per tutti. Chi ci crede dovrebbe essere il primo a muoversi in questa direzione.



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