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MEDIA & POTERE/ La lezione di Francesco e Havel a Renzi

Pubblicazione:martedì 2 agosto 2016

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Poi qualcosa si è inceppato: le innovazioni tecnologiche sono state prese come l'unica grande novità, dimenticando quello che era solito ripetere il grande Bill Bernbach, uno dei fondatori della famosissima Doyle Dane Bernbach: "La tecnologia può essere messa solo al servizio di una storia, non può mai essere viceversa". Insieme a questa inversione sono state fatte enormi confusioni. Inventando storie per nulla plausibili, cominciando a mentire, costruendo "story telling" terribilmente artefatti e a base di "voler essere" più che di "essere". È nata persino una tecnica denominata green washing per raccogliere consensi dopo aver combinato disastri di vario genere, sposando cause ambientaliste e promuovendo attività filantropiche o benefiche. 

La classe politica poi, da sempre indietro di anni nella conoscenza dei meccanismi dei media, è rimasta ancorata a una sola e unica convinzione: che la ripetizione a oltranza delle sue idee sui mass media, paghi. Ecco perché si è sempre affannata nell'occupare tv, giornali, tg e talk-show tramite raccomandati (anche professionalmente capaci, nel migliore dei casi). Quando esplose il fenomeno internet, tutti corsero a farsi il proprio sito… dimenticando subito di aggiornarlo. Ritenevano sufficientemente moderno poter dichiarare all'universo mondo: anche io sono sul web. Molti giornali specializzati si sono divertiti a mostrare siti di parlamentari e di partiti mai aggiornati per anni! 

Finalmente sono arrivati i social media, e un politico attento all'innovazione come il Presidente Renzi ha voluto darsi un'immagine tecnologicamente avanzata utilizzando in maniera costante i social media con il suo cosiddetto story telling, allocuzione che bisognerebbe bandire oramai per l'abuso che se ne fa (oltretutto in un'accezione spesso non corretta).

Quando Obama disse, ad esempio, "il mio lavoro è anche raccontare una storia che dia agli americani un senso di ottimismo e unità nei tempi difficili", già cominciava a confondere l'arte del narrare con una qualche forma di propaganda e di incitamento. Va infatti sottolineato che uno story telling che non abbia una totale corrispondenza con la storia narrata finisce per diventare addirittura un boomerang. Dal punto di vista del tono, un errore non indifferente del nostro Presidente del Consiglio, (sia chiaro che sto solo dando giudizi sulla comunicazione e non sull'attività politica) è stato quello di tenere in tv e nei social una narrazione assai trionfalistica, come se nel frattempo il Pil fosse raddoppiato e la disoccupazione dimezzata. Poiché non è affatto successo e quasi ognuno di noi ha tra famigliari e conoscenti diversi esodati e precari che invece se la passano peggio di prima, è evidente che ogni nuovo tweet dal tono trionfante provoca irritazione e rabbia, il che spiega il costante calo dei consensi: è semplicemente automatico, non si può sfuggire.

Altro problema che riguarda Twitter è la questione dei 140 caratteri: purtroppo è vero che soprattutto le generazioni giovani non si concentrano più e non approfondiscono nulla, dato che a loro basta leggere i titoli delle breaking newsche ogni tanto vengono inviate dai provider telefonici, mentre qualche forma di approfondimento può nascere su Facebook, ma solo se qualcuno della loro cerchia si incarica di lanciare un tema. Non è un quadro confortante, ed è quello che ha portato alla Brexit, per la quale ora si piangono fiumi di lacrime di coccodrillo. Nessun approfondimento, un po' di slogan di pancia (mai nel vero merito) e il disastro è stato compiuto.


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