BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

MEDIA & POTERE/ La lezione di Francesco e Havel a Renzi

Lapresse Lapresse

Lo stesso sta succedendo per il nostro referendum costituzionale: una questione così complessa, delicata e cruciale per il Paese, è stata presentata con un po' di tweet banalotti, al limite dell'offesa, soprattutto dipingendo gli intenzionati a votare il No come oscuri retrogradi contrari a ogni innovazione. Alcune perle: "chi vota No è contro il Paese". "Tu a casa, tu a casa, tu resti: Chi vota No lo fa solo per non perdere il posto". Il massimo lo ha raggiunto un siffatto tweet: "Con il Sì saremo tutti padri e madri". Dimostrando inoltre che questi giovani innovatori - pur con tutti i loro superconsulenti - hanno una ben superficiale conoscenza delle sottili dinamiche della rete. Che ovviamente si sta rivoltando proponendo forme virali di ironia corrosiva in stile Pasquino, tipo: "Votando Sì, esce vino dalle fontane". 

Ora, non c'è nulla di più pericoloso, per dei leader che vivono di consenso, che essere presi di mira da un'ironia salace e demolitoria, reagendo per di più con continue demonizzazioni dell'avversario invece che con argomenti solidi. I quaranta costituzionalisti (tra cui brillano diversi ex-presidenti della Corte Costituzionale), hanno presentato un documento che illustra, secondo loro, gli errori della riforma. Sono subito stati dipinti come dei vecchi barbogi e additati al pubblico ludibrio in quanto ostacoli all'avanzare del nuovo, mentre è partita la caccia ad almeno 200 professori (di qualunque materia, beninteso...), perché quasi tutti i veri esperti di diritto costituzionale stanno tra quei quaranta. Il sublime lo ha raggiunto il 28 luglio un membro importante della Segreteria del Pd, che ha stigmatizzato in tv "il goffo tentativo di Forza Italia di personalizzare il referendum". Roba da stropicciarsi gli occhi e le orecchie. 

Nel frattempo si sono concluse in America le convention repubblicana e democratica. Abbiamo ascoltato discorsi scritti con una retorica molto abile e pronunciati con appassionata veemenza da chi in passato ne ha combinate di ogni genere, anche in termini di omissioni o di tolleranza di massacri e genocidi pur di non mettere a rischio trattati economici o vendite di armi ad amici e nemici.

Potremmo dire che mai come oggi, pensando ai leader di tutto il mondo, si è raggiunta una così profonda divaricazione tra la parola e la verità. La più alta lezione, come sempre più spesso accade, ci arriva da papa Francesco, che di fronte alle testimonianze dell'orrore di Auschwitz ha preferito rimanere in silenzio, conscio che anche la riflessione più profonda avrebbe potuto suonare retorica. Agli altri leader del mondo non si può che ricordare il monito di Vàclav Havel, intellettuale e primo presidente della Repubblica Ceca: "Non si può andare impunemente troppo a lungo contro la verità".

© Riproduzione Riservata.