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MEDIA & POTERE/ La lezione di Francesco e Havel a Renzi

Pubblicazione:martedì 2 agosto 2016

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Le dichiarazioni di capi di stato, ministri, rappresentanti delle istituzioni sulla "inaccettabile" riduzione della democrazia in Turchia (che Erdogan sta trasformando in una feroce e monolitica dittatura sotto i nostri occhi) suonano di una ipocrisia oramai intollerabile, perchè al di là delle solite frasi di circostanza nessuno propone una qualsiasi azione concreta. 

È evidente l'imbarazzo che deriva dal non sapere che pesci prendere, e anche per questo motivo oramai la comunicazione istituzionale segue binari sempre più divergenti dalla realtà delle cose. Osservando la questione da questo punto di vista, ci rendiamo conto che i recenti e sempre più irrecuperabili disastri in Medio Oriente sono stati causati da governanti che hanno sempre mentito allo scopo di privilegiare ragion di stato, interessi politici ed economici del proprio paese, e sempre con una visione di corto respiro (vedasi Blair e Cameron, ad esempio). 

Dal punto di vista tecnico la questione è davvero complessa, perchè i grandi cambiamenti avvenuti nel campo della comunicazione dopo il big bang del web degli anni Novanta, sono stati spesso incompresi, non ne sono state afferrate le dinamiche più profonde, sottili e rivoluzionarie, pensando che si trattasse soprattutto di meravigliose innovazioni tecnologiche. Il che è vero solo in parte, perché come ha detto Einstein, le nuove idee non sono che ricombinazioni di elementi pre-esistenti. 

Non molti sanno infatti che la notevole capitalizzazione di Facebook (oggi intorno ai 345 miliardi di dollari), poggia su concetti elaborati settant'anni fa (!) dallo psicologo americano Abraham Maslow, che nella sua famosa piramide dei bisogni, aveva posto i bisogni sociali (essere riconosciuti, avere un ruolo nella comunità, e quindi, oggi, ricevere dei "like" su Facebook dicendo la propria) immediatamente accanto ai bisogni primari (nutrirsi, vestirsi, riprodursi). 

Dal canto suo Jeff Bezos ha potuto creare e sviluppare Amazon (la cui attuale capitalizzazione di Borsa è di poco inferiore a quella di Facebook) dopo aver riflettuto accuratamente sulla Teoria della Coda Lunga di Chris Anderson e sulle strozzature del sistema distributivo dei libri. Dallo studio della Coda Lunga si evince tra l'altro (ed è un bel paradosso) che nella storia della comunicazione in tanti decenni non è cambiato granché, al massimo si è verificata l'inversione di alcuni fattori. Il meccanismo che regola la thyrd part economy (qualcuno che paga comprando spazi pubblicitari perché io possa vedere un programma tv gratis o acquistare un giornale a prezzo di costo), si è trasferito tal quale ai social media come Facebook, Youtube, Google, ecc. Anche il meccanismo della cosiddetta cross subsidy (ti regalo un prodotto o un servizio se me ne compri un altro) è rimasto lo stesso dai primi del 900 quando King C. Gillette regalò milioni di rasoi usa e getta insieme alla più svariata serie di prodotti, dalle gomme da masticare al conto in banca. 

Negli anni Sessanta grandi imprese come Coca Cola, Volkswagen, Avis lanciarono straordinarie campagne che sono rimaste storiche insieme alle agenzie che le hanno create. Tutte si basavano su un concetto che la grande multinazionale della pubblicità McCann Erickson inserì nel proprio marchio per autodefinirsi: Truth well told, verità ben detta. Basta guardare la bellissima serie tv "Mad Men" prodotta dalla HBO per comprendere che la pubblicità fatta con serietà ha costituito fino agli anni Novanta una delle colonne portanti della crescita americana. 


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