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1946-2016/ Amato: torniamo alla Costituente e a "Ladri di biciclette"

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Giuliano Amato (LaPresse)  Giuliano Amato (LaPresse)

Sì. Per capire questo piano inclinato verso una società in cui l'etica diventava questione dei singoli, dando luogo ad una Babele autodistruttiva mai vista prima, pensi all'importanza che ha avuto il dialogo tra due filosofi, peraltro non italiani, Jürgen Habermas e Joseph Ratzinger, nel 2004. Un turning point in cui dobbiamo soprattutto ad Habermas, che rappresentava in quel dialogo la parte laica, secolare, di convenire con Ratzinger che o c'è una piattaforma etica collettiva oppure la società scompare.

Il titolo del Meeting dice, perentoriamente, che l'altro è un bene per me. La cosa sorprendente è che oggi è necessario ridirselo.
E' proprio questo il punto. Vede, da una lato siamo di fronte a domande, come quelle sulla vita, delle quali la generazione che ci ha preceduto non saprebbe nemmeno decifrare i termini. Dall'altro assistiamo a quella che papa Francesco chiama l'anestesia dell'assuefazione, per cui c'è l'iPad, c'è l'iPhone, c'è Skype, Instagram e allo stesso modo ci sono le tecnologie della vita e della morte. Si può tecnicamente fare? E allora facciamolo, perché no? Ma attenzione, se le domande sono nuove, per rispondere non occorre inventarsi una nuova cultura; la cultura è sempre quella della costituente, è sempre quella di "Ladri di biciclette", quella della piattaforma comune di Habermas e Ratzinger. Un intellettuale liberale come Isaiah Berlin dice che il limite non è invalicabile perché lo decide qualcuno, ma perché l'esistenza dell'altro è incancellabile dalla nostra coscienza. Pensiamo di cancellarla e invece la ritroviamo.

L'altro è incancellabile, lei dice. Solo l'altro da noi, il nostro vicino, o anche l'altro con la A maiuscola?
Questo dipende da ciascuno; ciò che conta è che non faccia grande differenza nelle scelte comportamentali e nel rapporto che si instaura con l'altro. ma ciò che mi preme, e su cui concluderò, è il pensiero dell'apocalisse imminente provocata dallo scontro fra le diversità. no; non è così, non saremo travolti, perché c'è un mondo fatto da migliaia e migliaia di persone che questa cultura dell'altro la vivono e la sentono nelle loro esperienze. non parlo solo del tradizionale mondo del volontariato, pur importante, ma di una sensibilità giovanile che oggi è portata a identificarsi, per fortuna, non solo con il proprio io ma anche nell'altro. Tantissimi giovani, molto più che in un passato recente, sentono emozioni e vivono esperienze che li rendono capaci di gestire i rapporti con gli altri.

Lei ha visto più "repubbliche". Abbiamo iniziato a numerarle, ma forse non siamo nemmeno d'accordo su quella in cui ci troviamo adesso. E' la seconda o la terza?
Penso che abbiamo vissuto sempre in una stessa repubblica… Sono da questo punto di vista un incallito giurista che pensa che fino a quando i capisaldi di una costituzione rimangono quelli, una repubblica sempre quella è.

I capisaldi, appunto. Rimarranno quelli?


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