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Politica

1946-2016/ Amato: torniamo alla Costituente e a "Ladri di biciclette"

Quale fu la cultura che rese possibile il miracolo politico e civile della Costituente, nel 46? E come è cambiata la cultura rispetto ad allora? Ne parla al Meeting GIULIANO AMATO

Giuliano Amato (LaPresse)Giuliano Amato (LaPresse)

"A fronteggiarsi non erano l'ideologia del mercato contro quella del comunismo, tout court. Cattolici e comunisti avevano idee profondamente diverse sull'assetto finale della società, ma le due culture erano improntate entrambe al solidarismo e al ruolo delle formazioni intermedie". Spiega così, Giuliano Amato, politico, uomo di governo in anni cruciali, ora giudice costituzionale, il "miracolo" civile e politico che la costituente seppe realizzare nel '46. Amato ne parlerà oggi al Meeting, incentrando la sua attenzione sulla cultura dell'epoca e di quella di oggi. "Oggi la tecnologia ha portato l'individuo addirittura alle colonne d'Ercole dove, come ha scritto Habermas, poteva recitare la parte di Dio", ma non possiamo disporre arbitrariamente della vita e della morte: "o c'è una piattaforma etica collettiva oppure la società scompare".

Giuliano Amato, nell'incontro di cui oggi sarà ospite e relatore la cultura del nostro paese viene associata al "genio" della repubblica. Qual è il suo pensiero in proposito?
Il tema che ho cercato di capire io per primo è in quale modo le culture, le tendenze culturali sviluppate dai nostri letterati, artisti e studiosi hanno accompagnato la vita degli italiani. Aiutandoli, con le loro chiavi interpretative della realtà, a capirla, per vivere e scegliere.

Può anticiparci qualcosa?
Una delle conclusioni alle quali sono arrivato è che l'avvio della repubblica è segnato da un contesto culturale che non si ripeterà nei decenni successivi. Un contesto nel quale le istituzioni sono sorrette da culture politiche forti, colte, capaci di disegnare un futuro improntato a principi e valori nuovi rispetto al passato e queste culture sono sintonizzate con quelle che prendono piede nelle arti. Al fianco della cultura della costituente c'è quella di film come "Ladri di biciclette" (Vittorio De Sica, 1948, ndr) e di "Umberto D." (Vittorio De Sica, 1952, ndr). L'ispirazione è la stessa.

Un accostamento audace, non trova?
E invece no, se ci pensiamo bene. Nella cultura letteraria e cinematografica, dopo anni di fascismo, di guerra, di oppressione dell'uomo sull'uomo, di culto della morte e di disprezzo per la vita, c'è un nuovo bagno di realtà, dove la realtà non è più rappresentata da un'astrazione, ma si incarna nella dignità della persona. Ed ecco il vecchio pensionato di "Umberto D.", e quel padre a cui rubano la bicicletta e la deve ritrovare per riavere la sua dignità.

Mentre alla costituente?
Questo accade mentre alla costituente si rovescia il segno della società futura rispetto a quella passata, all'insegna di quella cultura personalista, secondo la quale la persona con i suoi diritti inviolabili ed anche con i suoi doveri inderogabili di solidarietà sociale, viene prima dello stato. Che è il terreno su cui le maggiori culture, così diverse fra loro — la cattolica, la marxista — trovano il modo di incontrarsi.

Come fu possibile questo "miracolo" civile e politico?