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MATTARELLA AL MEETING/ Risorgimento 2.0

In un forte richiamo all'unità si potrebbe individuare il senso complessivo dell'intervento di Mattarella al Meeting di Rimini. PAOLO GHEDA commenta il discorso del Capo dello Stato

Sergio Mattarella al Meeting di Rimini (Foto quirinale.it) Sergio Mattarella al Meeting di Rimini (Foto quirinale.it)

In un forte richiamo all'unità si potrebbe individuare il senso complessivo dell'intervento di Mattarella al Meeting di Rimini. Sforzandosi di assumere in modo non strumentale, ma attento alla sensibilità degli uditori, alcune modalità espressive e alcuni termini distintivi quali libertà, amicizia, responsabilità, e pure evocando direttamente figure di riferimento fondamentali per Comunione e liberazione, quali don Luigi Giussani e don Julián Carrón, il presidente della Repubblica ha voluto trasmettere un messaggio di ottimismo prevalentemente sostenuto sulla convinzione del potere innovatore e trasformante delle nuove generazioni. Il richiamo all'importanza della scelta repubblicana ("...ha influito, in grande misura, sulla definizione dell'identità del Paese. La Repubblica ci ha aiutato a ricostruire la nostra storia unitaria e a collegare, sul piano etico e culturale, il primo Risorgimento con il secondo, cioè con la Resistenza e la Liberazione"), alla giovane età della nostra nazione ("La Repubblica italiana ha appena compiuto 70 anni. Anch'essa è giovane"), alla sua capacità di fare sintesi tra le diversità interne ed esterne, sono elementi pur importanti nel discorso di Mattarella ma che evidentemente, oltre che a rilanciare l'immagine del nostro paese di fronte ad una platea abituata a guardare alle grandi prospettive future, servono soprattutto a ribadire la centralità di un modello di società edificato sul senso positivo della collettività, sul valore del confronto e delle differenze.
Così egli afferma che "quando l'io perde l'opportunità del noi, tutta la società diventa più debole e meno creativa. L'amicizia stessa si fonda sul valore delle differenze. Le differenze ci arricchiscono e ci ricordano il principio di non appagamento. Ci spingono a cercare la verità che è presente negli altri", e insiste molto sull'importanza di uno spirito autentico di integrazione edificato su un modello di accoglienza avvertito come del tutto necessario al giorno d'oggi, ma non per questo disposto a rinunciare alla propria identità, aldilà di talune facili strumentalizzazioni volte a suscitare impropri consensi politici. Mattarella coglie così con grande lucidità il tema dell'individualismo quale vero male della società contemporanea, per quanto sviluppatosi su una giusta sottolineatura dei diritti individuali che è alla base dello sviluppo della nostra civiltà democratica.
Una civiltà che Mattarella vede oggi realmente sfidata dai nuovi fenomeni globali della mobilità dei popoli, delle migrazioni, rispetto ai quali è a suo avviso necessario assumere un atteggiamento di integrazione evitando di cadere in antichi errori, ricordando che tale atteggiamento è propriamente espressione del nostro modello attuale di convivenza.
La formula per realizzare tale disegno di salvezza per la nostra società attraversata da questi avvenimenti epocali il presidente della Repubblica la individua soprattutto nel valore assoluto del dialogo, costruito sul sentimento dell'amicizia tra i popoli e tra gli individui e ultimamente fondato sul riconoscimento del giusto valore da attribuire all'altro.


COMMENTI
20/08/2016 - Ragione e libertà (Giuseppe Crippa)

Non possiamo chiedere al presidente Mattarella di pronunciarsi su temi che non sente e neppure agli organizzatori del Meeting di sottolineare valori che non ritengono prioritari o di non suggerire i comportamenti elettorali che ritengono utili, ma possiamo sempre esercitare liberamente – anche grazie all’educazione ricevuta in questi decenni – la nostra ragione e la nostra libertà.

 
20/08/2016 - Meeting come il festival dell'Unità? (mauro bazzi)

Il nostro presidente della Repubblica, ha detto quello che noi ciellini volevamo sentire. Però mi risulta difficile accettare che Mattarella non abbia avuto il coraggio di dire anche le cose spiacevoli e cioè che abbiamo un governo che nel suo mandato fino ad oggi ha avuto come priorità la distruzione della società italiana con leggi contro la famiglia, leggi in discussione (come prioritarie) per la liberalizzazione della droga, l'eutanasia, gender nella scuola. Come fa un meeting di Rimini che ha sempre cercato di non essere succube della cultura mondana e della politica delle lobby, impostare tutta questa edizione per far digerire ai ciellini il SI al referendum costituzionale e riuscire a non parlare dei temi etici, in accordo con le direttive dei centri di poteri mondani? Ormai il Meeting di Rimini è diventata una manifestazione come lo è il festival dell'Unità. Con la differenza che almeno al festival dell'Unità non ci si nasconde dietro a un dito. L'originalità culturale e sociale che per trent'anni ha caraterizzato il Meeting di Rimini é terminata definitivamente. L'omologazione è completata.