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MATTARELLA/ Riforme, il capo dello Stato guarda al "dopo"

Pubblicazione:sabato 20 agosto 2016

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Una cosa è apparsa chiara a chi ha ascoltato con attenzione i due discorsi di mezz'agosto di Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato non ha alcuna intenzione di prendere posizione sul referendum costituzionale. Di più: il Quirinale sarà il garante della volontà popolare, qualunque essa sia.
Dal palco del Meeting di Rimini e — il giorno prima — dal paese natale di Alcide De Gasperi, Mattarella si è riproposto come arbitro, e non come giocatore. Garante di un paese che ha bisogno di unità perché "un paese che non sa trovare occasioni di unità, diventa più debole".
I due discorsi meritano di essere letti insieme: a Pieve Tesino Mattarella ha ricordato come lo statista trentino "volle fermamente il referendum e riuscì a ottenerlo". E ha ricordato come nel primo discorso dopo la partenza del re, De Gasperi abbia richiamato gli italiani a non accanirsi fra vinti e vincitori, dal momento che il popolo italiano ha deciso il proprio destino. A Rimini Mattarella ha completato il ragionamento, ricordando come la repubblica sia nata da un referendum, "e dunque da un confronto democratico". Il parallelo fra l'oggi e il giugno 1946 è parso evidente: tocca al popolo attraverso il voto esprimersi sulle nuove regole della convivenza comune. Corollario: compito del Capo dello Stato è di essere al di sopra delle parti, e guardare al dopo.
Non è un mistero che al Quirinale si studino da mesi gli scenari possibili dopo il voto. E che dal Colle sia trapelata l'evidenza che — in caso di una vittoria del No — troppa è la distanza fra il sistema elettorale della Camera, l'Italicum, da quello del Senato, sopravvissuto alla mannaia referendaria. Voto impossibile quindi, e necessità di unità per superare un momento difficile. Quell'unità, appunto, mostrata in tanti altri momenti drammatici, come la ricostruzione, le crisi economiche, la lotta al terrorismo e alla mafia.
Un richiamo forte alla classe dirigente nel suo complesso, quindi, dal momento che — parole di Mattarella — "la democrazia è libertà nel confronto, ed è pure conflitto, ovviamente all'interno dei binari segnati dal diritto e dal rispetto dell'altro". Non un generico "volemose bene", sia chiaro, ma un invito al senso di responsabilità, alla pazienza.
Si badi bene: Mattarella non è affatto contrario alle riforme targate Renzi, semplicemente non può esporsi, perché sente forte il dovere di preservare l'istituzione che rappresenta. Si rileggano le parole di Rimini: "La repubblica ha consentito rinnovamento e maturazione... E' bene tenerlo presente anche per il futuro, dal momento che le democrazie hanno sempre bisogno di essere aperte allo spirito del tempo".


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