BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

1946-2016/ Cassese: siamo ancora nella prima repubblica

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2016

LaPresse LaPresse

Le ricette sono molte. La maggiore punta a una società civile meno chiusa, più attenta ai problemi sociali, meno corporativa. Questo vuol dire uscire da schemi e mentalità troppo diffusi che vedono nello Stato soltanto un organismo di provvista di posti.

Lei ha parlato più volte di una "noblesse d'Etat" che non abbiamo mai avuto e che evidentemente non riusciamo a darci. Chi dovrebbe formare questa classe dirigente? Da dove cominciare?
Da pochi semplici principi: eguale accesso, selezione competitiva, merito, cominciando dal vertice.

Abbiamo "solo" 70 anni. Non crede di essere troppo severo nel suo giudizio?
Perché siamo andati indietro, rispetto ai progressi fatti da altre nazioni? Proprio perché abbiamo creato una società poco cooperativa, poco aperta, poco incline all'innovazione, quindi lenta, poco attenta alla modernizzazione. Questo non vuol dire che non vi siano isole, eccezioni. Ma la società non è progredita nel suo insieme.

Com'erano i partiti fino al '92, lo sappiamo; come sono ora, lo vediamo. Come dovrebbero essere domani?
Bisognerebbe cominciare da capo, dalla base, essendo i partiti innanzitutto associazioni. Sfruttando anche il web, ma non illudendoci che questo basti, perché è soltanto uno strumento.

Su queste pagine Giuliano Amato ha detto che la Corte costituzionale si è fatta portatrice e mediatrice delle nuove istanze della società italiana, più di quanto vi siano riusciti letterati e politici. E' d'accordo?
La Corte costituzionale ha giocato un ruolo importante. Ma bisogna ricordare che le corti giocano sempre di rimessa, quando la palla arriva nelle loro mani, perché non possono prendere l'iniziativa (anche questo con eccezioni). Quindi, se la Corte ha svolto un compito importante è anche merito di quelli che si sono dati da fare per fare arrivare nelle sue mani le questioni importanti (mentre molti la invocano solo per difendere i propri privilegi o le proprie aspettative).

Cosa ci attende?
Un grande lavoro, perché bisognerebbe rendersi conto che abbiamo vissuto di rendita. Abbiamo ricchezza privata e povertà pubblica. Fuori, c'è maggiore sobrietà privata, un uso più attento delle risorse pubbliche, edifici scolastici in migliori condizioni, ospedali meglio funzionanti, traffico cittadino ordinato, sistemi complessivi che agevolano, invece di impedire la vita quotidiana di cittadini e degli stranieri.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.