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SCENARIO/ Moavero: l'Europa al bivio tra "accordicchi" e fallimento

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Su questo si può discutere; ma ci arriviamo. Il terzo grande avvenimento sono le migrazioni. Sono legate al macro-fenomeno della globalizzazione, che non fa solo muovere merci e capitali su scala planetaria, ma — scopriamo presto — anche persone. Ora, attenzione, nella storia è sempre stato così.

Dunque?
Oggi, però, c'è una differenza per noi europei: è la prima volta nella storia moderna — diciamo da Colombo in poi — che l'Europa non è la protagonista attiva delle migrazioni, ma ricopre il ruolo inverso. I migranti vengono da noi, non sono gli europei che vanno altrove. E per alcuni Stati dell'Unione, è un fatto inedito.

Lei cosa pensa di questo fatto?
Ci sorprendiamo, ci intimoriscono le migliaia di migranti che arrivano, in condizioni tragiche, e sembriamo aver dimenticato le decine di milioni di europei — fra i quali, milioni di italiani — che solo fra la fine dell'800 e la metà del 900 sono andati in altre aree del mondo, con un impatto notevolissimo sulle realtà locali.

Quarto fattore, professore?
Le guerre e i conflitti che circondano l'Europa. Situazione idealmente inaccettabile per l'Unione che ha nella pace uno dei suoi valori più alti. Inoltre, ne deriva il dramma del terrorismo negli stessi paesi europei. Anche questa non è una novità: durante le guerre mondiali, nei territori dei belligeranti, erano attive spie e sabotatori; ma adesso, noi europei vogliamo ancora credere di non essere in guerra. Non scordiamo neppure che questi conflitti terribili causano l'esodo dei migranti che cercano rifugio. 

Come si arriva alla Brexit secondo lei?
Penso sia un evento con matrici lontane nel tempo. Da una parte la Gran Bretagna, da sempre euroscettica, godeva dalla metà degli anni ottanta di uno status peculiare, di molte eccezioni. Dall'altra, la stessa Unione Europea non è riuscita, dopo il grande allargamento, a darsi un assetto più maturo. Sintomatico è il rigetto della cosiddetta costituzione, respinta da due referendum in due paesi fondatori delle Comunità europee, Francia e Olanda. Aggiungiamo gli sconvolgenti avvenimenti di cui dicevamo più sopra e la delusione delle aspettative nella capacità di reazione dell'Ue. Il risultato è che uno Stato, già non completamente integrato, ha deciso di uscire. Così, la Brexit concretizza, sebbene in un contesto ben diverso e di scelta volontaria, quanto poteva accadere alla Grecia.

In che modo il caso della Grecia prepara la Brexit?
Con la Brexit, per la prima volta, un paese lascia l'Unione. La reversibilità diventa reale. Per la Grecia era diverso, tirava aria di espulsione, di punizione; non scordiamo che in tedesco la parola "Schulde" significa colpa, debito e peccato. Comunque sia, gli europei si chiedono: ma che Unione è questa, se perde "pezzi" e non risolve i problemi che ci preoccupano tanto?

Risultato?
L'idea che l'Europa non funzioni più, si diffonde e questo può creare le premesse di un suo sfarinamento.

Che cosa la preoccupa di più, e che cosa dobbiamo fare adesso?



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