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SCENARIO/ Moavero: l'Europa al bivio tra "accordicchi" e fallimento

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C'è il rischio che chiamo dello sfarinamento europeo: la Brexit potrebbe essere il primo passo; poi c'è chi teorizza l'uscita dall'euro e altro. Ma ci sono anche altri due scenari, oltre a quello migliore e auspicabile per il quale battersi e cioè il virtuoso salto di qualità europeista.

Quali sono?
Il primo è quello della mutazione dell'Europa. Alcuni paesi europei, quelli che hanno più in comune tra loro, dicono: l'Europa come l'abbiamo immaginata per 60 anni non funziona, uniamoci solo noi in modo coeso, magari federale, e teniamo meri rapporti di libero scambio con gli altri.

E' una strada sensata?
Il problema è capire chi sarebbero i protagonisti di una simile operazione. Niente garantisce che tutti i sei paesi fondatori degli anni 50 sarebbero presenti; temo che il blasone dei fondatori sia un po' come quello di certi aristocratici squattrinati che, ogni tanto, viene rispolverato per celebrare un passato che non c'è più. Il punto fermo è, invece, che non esiste alcun'ipotesi di Europa degna di questo nome che non includa Francia e Germania.

La domanda che ci riguarda diventa scontata…
Ci sarà l'Italia? De Gasperi seppe unirsi al gruppo dei paesi centroeuropei: la sua Italia aveva pochissimo carbone e ferro, una siderurgia appena rinascente, eppure.... Oggi, abbiamo un problema simile e dovremmo trovare un De Gasperi, per convincere gli altri possibili partner a restare uniti a chi porta in dote il secondo debito pubblico più alto al mondo e ha un economia che stenta e non cresce.

Diceva di un altro scenario possibile...
Quella inerziale. Un'Europa che cerca di contenere la situazione, con provvedimenti limitati, sperando che il futuro migliori e aiuti a risolvere i problemi.

Si continua a parlare di flessibilità.
Trovo che parlarne eccessivamente sia un errore. Dovremmo sì chiedere spesa pubblica per investimenti, ma a livello europeo, usando il bilancio Ue, non quelli nazionali.

Perché non si riesce a fare?
Perché l'Unione ha un bilancio minuscolo, pari all'1% del Pil totale, quando il bilancio federale degli Usa è quasi il 25%. Così ogni Stato deve usare il proprio per stimolare l'economia, spendendo o i soldi che ha o se non ne ha, facendo debiti. Tutto questo non fa altro che amplificare le asimmetrie fra i paesi dell'Unione. Vogliamo ripartire da qui? Facciamolo, congeliamo la situazione dei singoli Stati così com'è oggi e dotiamoci di strumenti finanziari europei. Ma servono scelte politiche forti e coraggiose.

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