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Politica

TERREMOTO/ Cialente (sindaco L'Aquila): emergenza e ricostruzione, tre errori da evitare

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Bisogna evitare di ricorrere a subappalti se non per quanto riguarda gli aspetti specialistici. Chiaramente l’impresa che fa le mura avrà bisogno di subappaltare all’idraulico, all’elettricista, a chi fa gli infissi. Il saldo deve avvenire con il proprietario che paga direttamente l’impresa del subappalto e non attraverso l’impresa leader. Il tutto con un codice unico di progetto. In questo modo si ricostruirà velocemente Amatrice, con una certificazione della sicurezza dei lavori. Amatrice deve ritornare in tutta l’area al ruolo di polo in grado di attrarre i turisti.

 

Quali sono gli errori da evitare nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione?

Nella fase dell’emergenza l’errore da evitare è quello di pensare che non si ricostruirà. Dopo il terremoto de L’Aquila, la cosiddetta “new town” (i quartieri periferici sorti dopo il sisma, ndr) nacque con l’idea che non si sarebbe ricostruita la città. Con il tempo invece L’Aquila è stata ricostruita. Va inoltre evitata la mancanza di trasparenza per quanto riguarda la ricostruzione dei privati, mentre va velocizzata al massimo la ricostruzione pubblica.

 

Quale ruolo devono avere i sindaci?

Governo e Regioni devono dare ascolto ai sindaci del territorio. Purtroppo io come sindaco sono stato costretto a una lunga battaglia. Al contrario del Friuli, il terremoto de L’Aquila è stato quello più centralizzato e questo è il motivo per cui c’è stato questo scontro continuo che mi ha coinvolto in prima persona. Il piano di ricostruzione infatti ci ha fatto perdere quattro anni per quanto riguarda i lavori nel centro storico. Ancora oggi qualsiasi scelta passa attraverso il controllo del governo, con passaggi che possono richiedere fino a otto-nove mesi per un finanziamento o un trasferimento da parte dello Stato.

 

Spesso i lavori di ricostruzione sono accompagnati da inchieste della magistratura. Avverrà anche in questo caso?

Se questo avverrà occorre una grande trasparenza, con la possibilità da parte della magistratura di indagare, ma con tempi certi nella celebrazione dei vari passaggi da parte dei giudici. Noi abbiamo avuto alcuni avvisi di garanzia e ci sono voluti due anni e mezzo per avere la prima udienza, perché per quattro o cinque volte si sono verificati vizi di notifica. Alcuni degli indagati sono stati già prosciolti alla prima udienza. E’ un po’ come se in sala operatoria si rimandasse l’intervento perché non è arrivata la sacca di sangue per la trasfusione. Se avviene questo, di solito il caposala responsabile è sottoposto a dei provvedimenti. Due anni e mezzo sono una vita.

 

Con quali criteri vanno rifatti gli edifici?

Le attuali leggi prevedono come si debba costruire anche dal punto di vista tecnico. Non è un caso che Norcia, ricostruita dopo il terremoto del 1979, sia passata completamente indenne dalla scossa del 24 agosto. Occorre quindi prevedere il fascicolo dell’edificio e fare un grande intervento di prevenzione.

 

(Pietro Vernizzi)

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