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REFERENDUM/ Quelle ragioni di parte mascherate da "bene comune"

Pubblicazione:sabato 27 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:venerdì 30 settembre 2016, 0.40

Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (LaPresse) Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (LaPresse)

La fase del confronto sul referendum costituzionale si presenta dunque di grande interesse e carica di suggestioni politiche. Per quanto le ultime esternazioni del presidente del Consiglio e di altri esponenti del Governo e della maggioranza parlamentare siano orientate ad emancipare dalle conseguenze di tale consultazione l'azione politica di maggioranza, i toni sostanziali e generalmente percepiti nella contesto sociale sono, per quest'ultima, quelli propri di un redde rationem: se non passa il referendum il Governo ne uscirebbe minato nella credibilità e nella stessa forza reale di legittimazione, visto che ha sostenuto e sostiene in ogni modo e con ogni mezzo la riforma. E' possibile allora che il dibattito parlamentare conseguente al voto potrebbe avere esiti sorprendenti (in senso negativo) per lo stesso esecutivo, incitando all'apertura di una nuova fase politico-istituzionale.
Per giungere a ciò, è quanto mai opportuno, nondimeno, che le ragioni del No alla riforma si manifestino sempre in modo chiaro ed evidente, comprensibili ad ogni cittadino-elettore ben oltre ogni tecnicismo di linguaggio e valutazione, lasciando così emergere una generale consapevolezza che le riforme istituzionali e costituzionali soggiacciono alla condizione procedurale del "velo dell'ignoranza" (Rawls) per essere ispirate ad una razionalità quanto più possibile obiettiva e super partes, che nulla ha a che fare con le ragioni pratiche di una maggioranza politica contingente e con queste, perciò, non può essere confusa o, peggio ancora, identificarsi.



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COMMENTI
29/08/2016 - "super partes" (ALBERTO DELLISANTI)

Ben detto Giuseppe Crippa! A meno che l'espressione "super partes" abbia assunto un nuovo (!) significato... cioè qualcosa che non ha nulla a che fare con le parti. Le quali non sono congiuntamente partecipi, ma solo e soltanto lasciate da parte. A favore di chi? Del trio Napolitano/Boschi/Renzi, autocrati in nome e per conto dei committenti Berlino/Parigi/Washington (nonchè Londra, intesa non come Gran Bretagna, ma come una capitale mondiale del Supremo Potere Finanziario, o Alto Capitalismo Finanziarizzato che sia, il quale esige autocrati locali, liberi di decidere alla svelta e bene, cioè secondo i desiderata di chi gli conferisce il Potere).

 
27/08/2016 - NO al referendum pieno e motivato (Carlo Cerofolini)

Nel merito questa riforma costituzionale, made in Napolitano-Renzi-Boschi è una schiforma di cui diffidare non fosse altro perché, ad esempio, l’art. 70 (La formazione delle leggi) della vigente Costituzione - che è semplice e chiaro - occupa solo tre quarti di rigo ed è costituito da 9 parole e 61 caratteri, mentre l’art. 10 (Procedimento legislativo) che lo dovrebbe sostituire - oltre ad essere confuso e scritto in burocratese - è una lenzuolata costituita da ben 34 righe, per 440 parole e 2.543 caratteri. Detto questo, per quanti poi paventano che un NO al referendum possa nuocere all’Italia per una possibile caduta del governo – anche se ora Renzi ha, al solito, fatto macchina indietro riguardo a questo punto – è istruttivo evidenziare che invece un governo dimissionario, che cioè resti in carica solo per l’ordinaria amministrazione sarebbe per noi il male minore se non un toccasana, come dimostrano sia Belgio, che nel 2010 rimase 18 mesi senza governo, sia la Spagna che da 10 mesi non ha governo e in questi periodi il Pil e l’occupazione in detti Paesi sono andarti alla grande. Questo a dimostrazione che spesso i governi nel pieno delle loro funzioni sono una iattura. La controprova a quest’affermazione è data sempre dal Belgio che da quando ha un governo politico operativo, come ora, Pil e occupazione sono in caduta libera.

 
27/08/2016 - Riforma "super partes"??? (Giuseppe Crippa)

Non sono le ragioni del NO che dovrebbero ispirarsi ad una razionalità quanto più possibile obiettiva e “super partes” quanto la stessa riforma costituzionale, che invece non è con tutta evidenza “super partes” dato che è stata approvata da 178 senatori su 321 (il 55%) e da 361 deputati su 630 (il 57 %). In pratica questa riforma è stata scritta da poco più della metà dei parlamentari votati da poco più della metà degli italiani. Come è possibile che possa garantire tutti?