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CAOS LEGA/ Tutte le manovre per sgonfiare Salvini (con un occhio a Parisi)

Matteo Salvini (LaPresse) Matteo Salvini (LaPresse)

Significativa la recente uscita pubblica di Maroni che ha ribadito il valore della scelta di campo moderata, ricostruendo l'unità del centrodestra, in antitesi alla linea dura di Salvini. Certo, il governatore della Lombardia si è ben guardato dal mettere in discussione la leadership del segretario; ma sarebbe stato un pivellino se l'avesse fatto adesso. Né può dimenticare il precedente di metà anni Novanta, quando per aver contestato la scelta di Bossi di rompere con Berlusconi si trovò a un passo dalla cacciata.
Di fatto, si sta saldando una linea che vede accomunati i tre governatori del nord, Maroni e Zaia per la Lega, Toti per Forza Italia: tutti e tre interessati a riproporre a livello nazionale l'intesa di centrodestra che li sorregge nelle rispettive regioni. In una delle quali, il Veneto, pochi giorni fa anche il presidente del Consiglio Ciambetti ha difeso pubblicamente la causa dell'unità dell'area moderata. D'altra parte, questo blocco che si sta saldando vuole anche fare da contrappeso alla novità che sta maturando in Forza Italia con il progetto gestito da Parisi: stare acriticamente con Salvini significherebbe scavare un fossato, e di fatto rinforzare l'azione dello stesso Parisi, che si troverebbe a gestire il blocco moderato in regime di virtuale monopolio. L'impegno referendario d'autunno sarà la chiave di volta: comunque vada a finire, il fronte che non condivide la linea salviniana uscirà allo scoperto. Senza bisogno di rovesciare il segretario: "l'altro Matteo" potrà anche restare, ma senza pretendere di fare il monarca assoluto. Accontentandosi, semplicemente, di essere rana.

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