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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Terremoto, austerity, referendum: nemici e amici di Berlusconi e Renzi

Un esempio di buona politica, ma forse non solo quello. Dietro l'apertura di Berlusconi a Renzi c'è probabilmente anche altro. Ovvero condizionarlo fino all'ultimo. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (LaPresse)Matteo Renzi (LaPresse)

Un esempio di buona politica, ma forse non solo quello. Dietro l'apertura di Silvio Berlusconi, di cui è innegabile il valore positivo, c'è probabilmente anche altro, la precisa volontà di mantenere aperto un canale di dialogo da parte di Palazzo Chigi, che potrebbe tornare assai utile il giorno dopo il referendum costituzionale.
Il vecchio leader di Forza Italia è stato lesto nell'annunciare la disponibilità del suo partito a votare "per senso di responsabilità" ogni provvedimento legislativo utile a favorire i soccorsi e la ricostruzione dopo il terrificante terremoto del centro Italia. Mossa animata probabilmente dalle migliori intenzioni, ma che potrebbe anche venir utile in un prossimo futuro. Quel richiamo all'unità ed allo sforzo comune fatto da Berlusconi sembra infatti calzare a pennello anche per un paese spaccato in due da una consultazione referendaria che continua a vedere in vantaggio i sostenitori del No, nonostante i tentativi renziani di spersonalizzare la competizione.
Il capo di Forza Italia è da mesi in stand-by. Complice anche la delicatissima operazione al cuore che ha dovuto subire, è scomparso dalla scena politica all'indomani delle amministrative, e sta soppesando le mosse future. Ha incaricato Stefano Parisi di provare a risollevare la sua moribonda creatura politica, ma non l'ha mai investito formalmente come proprio delfino. Ha mantenuto il collegamento con Salvini, senza stringere il rapporto, ma senza fare neppure nulla per allentarlo. Nessun stop implicito alla sua corsa alla leadership del centrodestra, lasciata a macerare lentamente al sole dell'estate. E, intanto, mani libere per il futuro.
Per la maggior parte degli osservatori l'ex Cavaliere è alla finestra, in attesa degli eventi. A detta di (quasi) tutti questa fase di attesa è destinata a durare sino al voto di novembre. Forza Italia è schierata blandamente sul fronte del No, e non potrebbe essere altrimenti, visti gli strappi con cui Renzi ha punteggiato il percorso delle riforme. Ma la vera partita a cui guarda Berlusconi sembra quella del dopo, quando un premier sconfitto (di misura) potrebbe avere ancora bisogno di lui.
In questo scenario Berlusconi porterebbe non solo i voti di Forza Italia, ma anche di quella rilevante parte di Ncd che scenderebbe precipitosamente dal carro di Alfano (Schifani è solo un'avanguardia), per tornare all'ovile di Forza Italia con il capo cosparso di cenere. Persino nel caso di un Renzi risicato vincitore il soccorso azzurro potrebbe tornare utile, dal momento che — sempre fra gli alfaniani — ci sono molti come Lupi che chiederebbero di passare all'appoggio esterno all'esecutivo.
Sulla via di un rinnovato patto del Nazareno, sostenuto compattamente dal partito-azienda Mediaset, Fedele Confalonieri in testa, la prima difficoltà è però costituita dalla dubbia compattezza di Forza Italia. A dimostrarlo basta il fuoco di fila di dichiarazioni polemiche con cui fra molti berluscones hanno accolto l'ipotesi sempre più concreta della nomina di Vasco Errani a commissario alla ricostruzione nell'Italia centrale. Eppure anche Renzi nel suo partito sta pensando di utilizzare il terremoto come occasione per lanciare un segnale distensivo alla propria minoranza interna.


COMMENTI
29/08/2016 - Terremotati aiuti sì ma NON con ulteriori balzelli (Carlo Cerofolini)

Di solito quando chi non è di sinistra appoggia provvedimenti che vengono da questa parte politica, poi se ne pente amaramente. In conseguenza di ciò stia quindi attento il centrodestra nel dichiarare di volere appoggiare Renzi nel varare leggi mirate a reperire risorse pro terremotati, senza però porre la pregiudiziale che queste risorse devono essere trovate senza frugare, a nessun titolo, nelle tasche degli italiani, come ad esempio accadrebbe con la non sterilizzazione dell’aumento dell’Iva a partire dal 2017. Renzi si faccia piuttosto intendere per avere dall’Ue consistenti sovvenzioni a fondo perduto per realizzare un piano antisismico nazionale e la smetta di pietire altra flessibilità, cioè debito.