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SCENARIO/ La Merkel prepara la sconfitta di Renzi in Europa

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Matteo Renzi (LaPresse)  Matteo Renzi (LaPresse)

Il modo in cui il governo sta affrontando la tragedia del terremoto restituisce a Palazzo Chigi una certa affidabilità. Si è evitata la passerella dei ministri in cerca di visibilità mediatica e lo stesso premier si è esposto solo per quanto era doveroso. Nel complesso l'esecutivo sta riuscendo a presentarsi senza troppe voci in scena, ma essenzialmente con il volto sobrio e concreto del ministro Delrio che — anche grazie al suo passato di sindaco di Reggio Emilia — è riuscito a stabilire un rapporto fiduciario tra istituzioni e amministratori locali dei comuni devastati che, in questo momento, è elemento fondamentale.
Meno ineccepibile la nomina di Vasco Errani a commissario della ricostruzione. Lo è stato per il terremoto dell'Emilia in quanto presidente della Regione dell'epoca. E' certamente una persona da risarcire in quanto è stato defenestrato da un'inchiesta che si è conclusa con l'assoluzione. Ma oggi Errani è un esponente di rilievo del Pd che si agita. La nomina sembra un espediente per tacitarlo, chiudere un fronte interno al Pd e, al tempo stesso, mettere un marchio di partito sulla ricostruzione. Per una simile emergenza nazionale sarebbe stato meglio scegliere non un uomo di partito che minaccia di dar noie al segretario-premier.
Certamente a rendere meno inquieto l'immediato futuro di Matteo Renzi c'è anche la cosiddetta "spersonalizzazione" del referendum costituzionale. Il No appare così sempre più "voto inutile" (come spallata al governo) in quanto — con il Quirinale alle spalle — Palazzo Chigi può assicurare che, quale che sia l'esito del voto di novembre, l'inquilino non cambia fino al 2018. La campagna per il Sì si prospetta così vincente — secondo l'indicazione data dall'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano — se Palazzo Chigi va in secondo piano.
Passando però dall'investitura plebiscitaria al muro di gomma, c'è l'ammissione da parte di Matteo Renzi di una criticità. "Gufi", "lanciafiamme" e "elezioni anticipate" sono infatti parole dismesse dalle veline di Palazzo Chigi e il Rottamatore ricerca ora l'appoggio di Romano Prodi. Cresce intanto la sovrintendenza del Quirinale con Sergio Mattarella che sibila: "Nessuno può seriamente pensare di farcela da solo. Allargare le divisioni ci rende tutti più deboli".
La gestione del terremoto è quindi un dato molto positivo, ma le criticità ugualmente incalzano. Il rapporto con Bruxelles rimane il punto debole. Immigrati, terrorismo, guerre e crisi economica hanno lì uno snodo decisivo e la messa in scena mediatica non è un esorcismo.
Il vertice di Ventotene è stato infatti un sostanziale fallimento. Nessun comunicato congiunto. A bordo della "Garibaldi" Hollande, Merkel e Renzi hanno fatto tre discorsetti che certo non passeranno alla storia. 



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COMMENTI
30/08/2016 - Quale sconfitta di Renzi? (ALBERTO DELLISANTI)

Finetti, come altri, segnalano a Renzi come la spersonalizzazione del Referendum alla quale il Primo Ministro si è arreso, non potrà che portargli giovamento, rispetto a quella sorta di hara kiri al quale si era votato con la "personalizzazione". Condivido questa affermazione, e l'altra, netta, di Finetti, sulla pura quinta teatrale nella quale è consistito l'incontro a Ventotene dei tre "imbalsamati", dove il pallino di comando è rimasto peraltro saldamente in mano all'imbalsamata (donna) che sta reggendo con abilità le fortune (non eterne, pensiamo almeno questo) della Germania. Non vedo invece argomentato il crollo di Renzi che potrebbe forse avvenire ad opera di Frau Merkel. Al di là del Teatrino o del Teatrone della Politica nei quali Messer Matteo a volte gliele manda anche a dire alla astuta Amministratrice d'Europa (che salva il rapporto con Londra, e fa bene!...) è chiaro che un tale gioco è a Renzi consentito purchè resti il fedele Governatore della Provincia Italiana, incarico al quale è stato eletto da Frau Merkel, dal Petit Monsieur Hollande, e dal Number One Obama Barack.