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Politica

REFERENDUM COSTITUZIONALE/ Chi vuole l'Italia "schiava" della maggioranza?

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Venendo ai contenuti proposti dai politici promotori della riforma vediamo di dare in sintesi quei termini reali delle questioni di cui dicevamo. Due sono i contenuti principali. Il primo è la proposta di uno snellimento dell'iter legislativo attraverso l'abolizione della competenza del Senato nella approvazione della gran parte delle leggi. Alla sola Camera dei deputati vengono attribuite le competenze legislative (tranne per pochissime eccezioni) e la facoltà di accordare o revocare la fiducia al Governo.

Ora, se si combina l'effetto di questo testo revisionato con quello della nuova legge elettorale per la Camera (il cosiddetto Italicum) ne risulta che la lista elettorale che ottiene il maggior numero di voti (stando ai risultati delle ultime elezioni politiche potrebbe anche ottenere solo il 15% dei voti degli aventi diritto), con il premio di maggioranza previsto conseguirebbe la maggioranza assoluta dei seggi della Camera stessa (340 seggi su 630) e quindi la garanzia di poter governare per tutta la legislatura, di poter approvare anche revisioni della Costituzione (salva l'evenienza del referendum popolare approvativo finale) e di potere anche deliberare lo stato di guerra, il tutto senza la necessità di associare altre forze politiche, necessità che sussisterebbe soltanto per l'elezione del Presidente della Repubblica e dei giudici costituzionali.

In sostanza lo snellimento del procedimento legislativo è ottenuto pagando un prezzo altissimo che è il pratico annullamento della funzione di mediazione politica dei rappresentanti del popolo, risultando inutile e superflua una trattativa fra le forze politiche per dare vita a coalizioni di governo, e risultando il capolista più votato del partito di maggioranza già nella posizione di presidente in pectore del Consiglio dei ministri. E non solo è annullata la funzione di mediazione politica degli eletti, ma altresì la funzione di controllo politico del Parlamento, non risultando più rilevanti le posizioni politiche delle liste diverse dalla maggioritaria. Unico spiraglio alla rilevanza di posizioni differenziate potrebbe aprirsi quando nella lista maggioritaria affiorino divergenze non soffocate dall'imposizione della disciplina di partito, ma si tratta di una ipotesi del tutto marginale. 

Ora, la funzione di mediazione politica degli eletti è nella tradizione costituzionale del nostro Paese, non solo nel periodo post-costituzione ma anche nel periodo dello Statuto albertino (salva la parentesi fascista). Di contro l'avvicinamento a forme di governo direttoriale o presidenziale non è nella nostra tradizione e neppure corrisponde alla composizione del nostro popolo, troppo diversificato per storia e anche per posizioni ideologiche per poter pensare che possa fare a meno di una mediazione esperta fra tali diversità.

Se è vero che la riduzione del ruolo del Senato sembra trovare ispirazione nel modello tedesco in cui il Bundesrat ha un ruolo di controllo della legislazione a garanzia dei Länder, la soluzione proposta dalla riforma italiana appare in realtà lontana da quel modello perché applicata non ad uno Stato federale come la Germania (in cui i Lander hanno reali competenze legislative) ma ad uno Stato che vede (proprio ad opera della riforma) le Regioni private (come si vedrà di seguito) di un effettivo potere legislativo.