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SCENARIO/ Renzi nella morsa di Merkel e Mattarella

il referendum offre la possibilità di di costringere Renzi o alla resa o a una onerosa trattativa sulla sua destra o sulla sua sinistra. Ci pensano anche Mattarella e Grasso. UGO FINETTI

Renzi, Grasso e Mattarella (LaPresse) Renzi, Grasso e Mattarella (LaPresse)

Bismark lo chiamava "le cauchemar des coalitions". Lo statista prussiano usava proprio l'espressione francese quando indicava come un incubo il pericolo che tutti gli avversari, da est a ovest, potessero coalizzarsi. E' oggi quel che rischia Renzi e che deve sforzarsi di evitare. Il cartello del No non è una coalizione alternativa, ma il referendum offre la possibilità di destabilizzare il governo e di costringere Renzi o alla resa o a una onerosa trattativa sulla sua destra (Alfano e/o Berlusconi) o sulla sua sinistra (Bersani e/o i cosiddetti "contropoteri" istituzionali).
La mossa di febbraio di annunciare che in caso di vittoria del No avrebbe addirittura lasciato la vita politica si è rivelata una idea non molto brillante: ha galvanizzato gli oppositori e i sondaggi non "raccontano" più un sicuro successo. A sua volta il presidente della Repubblica (dalle colonne del Corriere della Sera) ha smentito la minaccia di elezioni anticipate proferita da Renzi in caso di dimissioni del governo se vincesse il No. Mattarella è Mattarella. E' l'autore del Mattarellum ed eleggendolo era evidente che si sarebbe creato un asse tra Quirinale e Palazzo Madama dove c'è il pm che si chinò sul cadavere del fratello assassinato dalla mafia. Il "cauchemar" di Renzi incombe pertanto anche sotto forma di "governo di scopo" guidato da Pietro Grasso e di sostituzione dell'Italicum con una riedizione del Mattarellum. Infatti che l'Italicum — su cui il governo Renzi pose la fiducia — sopravviva alla sentenza del 4 ottobre da parte della Corte costituzionale non è più certo.
Il nervosismo quindi cresce nelle stanze di Palazzo Chigi e le precipitose nomine Rai ne sono un indizio. Ancora l'8 luglio il plenipotenziario di Renzi in Rai, Campo Dall'Orto, aveva dichiarato: "Per ora i direttori non cambieranno" (promettendo il congelamento fino al referendum). Ma poi ha dovuto cambiare idea. Infastidirsi per Bianca Berlinguer al Tg3 (o per Massimo Giannini a "Ballarò" e Nicola Porro a "Virus") forse è un'esagerazione. Quel che dicono "gufi" e "canarini" dagli schermi televisivi è puro intrattenimento e scivola via come acqua sulla roccia sulle reali motivazioni del voto: Renzi vince o perde non per la "narrazione", ma per i "contenuti" e cioè se le cose cambiano davvero e se cambiano in meglio. E le "cose" sono tasse, sicurezza, posti di lavoro, produzione industriale, risparmi al sicuro e, quindi, possibilità di consumi. In Italia non esistono solo "gufi" e "canarini".
Un punto di reale criticità per Renzi è invece la politica estera e il rapporto con Bruxelles. Non c'è più la diarchia franco-tedesca e la Merkel, che è in crescente affanno nel suo Paese e nel suo partito, sta guidando l'Unione europea in modo molto prepotente e, soprattutto, bloccando la necessaria maggiore integrazione. Parlamento e Commissione europea contano sempre meno; chi decide è una Berlino sempre più solitaria. Si pensi alla vicenda Brexit e al caso Erdogan.


COMMENTI
08/08/2016 - U. Finetti e G. Passali (ALBERTO DELLISANTI)

L'antieuropeismo di cui scrive Finetti lo dettaglierei meglio, chiamandolo avversione all'europeismo che è in atto: una UE sinonimo di germanismo (barra franchismo). E' la avversione a questo tipo di europeismo che accomuna simpatizzanti di sinistra e, via via, fino a simpatizzanti di destra. Nemmeno ai lepenisti, nemmeno ai Salvini filo lepenisti, e altri così (variamente) definiti populisti, si osa applicare la definizione di neofascisti. Sebbene esistano quelli che (nella loro mente) la pensano così. Renzi(ai suoi esordi) scaricò Cameron, e graziosamente rese possibile alla Merkel far nominare quel vecchio arnese di Junker (servo fedele della Germania). Un ferro vecchio che è bene che sia ora subissato dalla padrona che lo impose. Renzi è d'altronde (al di là di sparate verbali con cui gonfia il petto, e mostra "i muscoli" a Merkel) il Governatore gradito alla UE della neo provincia italiana dell'Imperium Germanicum, quello che gli USA desiderano da tanto, e purchè non abbia una politica estera autonoma. Ma al proposito di Crippa che perora commenti, segnalo lo straordinario articolo odierno di GIOVANNI PASSALI "La guerra contro i popoli che serve ai poteri forti finanziari". Lo devo proprio rileggere.

 
08/08/2016 - Meglio tardi che mai (Giuseppe Crippa)

Vorrei far notare questa affermazione di Finetti, acuto osservatore della politica italiana, sulla quale mi auguro tornino anche altri commentatori: “Forse l’antieuropeismo che cresce non è solo neofascismo”. Finalmente ci sta arrivando anche la sinistra (almeno quella moderata)...