BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SONDAGGI/ Piepoli: Parisi porta il centrodestra al 32% e può sfidare Renzi (35%)

Stefano Parisi (Lapresse) Stefano Parisi (Lapresse)

Molto poco, perché non è vista come una questione rispetto cui si combatta a favore o contro il governo. Si combatterebbe a favore o contro il governo se ci fossero di mezzo degli investimenti pubblici per fare ripartire l’economia.

 

Stefano Parisi è in grado di attrarre i consensi dell’elettorato di centrodestra?

Per fortuna del centrodestra nessuno se ne è ancora accorto, ma Stefano Parisi è un buon leader e darà del filo da torcere a Matteo Renzi e ai suoi. Il motivo è che Parisi è un attrattore. In una sfida a due con Renzi, Parisi avrebbe infinitamente maggiori chance di Matteo Salvini.

 

Perché?

Perché Parisi è un intellettuale e un aggregatore di forze della destra, mentre Salvini è un provinciale. Quando Roberto Maroni era ministro dell’Interno, l’allora capo della polizia Antonio Manganelli gli spiegò che cos’è l’Italia e che cosa significhi essere al servizio del Paese. È ciò che è mancato a Salvini. Maroni d’altra parte non ha il carisma del segretario della Lega. Per fare un vero leader ci vorrebbe un “Marlini”, oppure un “Salvoni”.

 

In che senso Salvini è un provinciale?

Nel senso che Salvini può urlare a tutti i venti di essere italiano, ma nessuno gli crede. È un settentrionale abitante in Lombardia, e quindi un longobardo, che prima era contro i meridionali e oggi è contro i neri. Ha solo cambiato l’oggetto, ma è sempre localizzato dal punto di vista territoriale.

 

Quanto prendono in questo momento i singoli partiti?

Forza Italia prende il 12%, la Lega Nord il 12%, Fratelli d’Italia il 4% e insieme ad altri partiti minori arriviamo a un 32% per tutto il centrodestra. Lo schieramento in questo momento è molto più compatto rispetto a sei mesi fa. L’assenza di Renzi dal vivo combattimento e la presenza inconscia di un leader come Parisi hanno ricompattato le truppe del centrodestra.

 

E il Pd?

Il Pd da solo è al 32%, cui si aggiungono il 3% dell’estrema sinistra e il 2% dei partiti minori, per un totale del 37% che va al centrosinistra. Il Movimento Cinque Stelle ottiene invece il 28%.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.