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SONDAGGI/ Piepoli: Parisi porta il centrodestra al 32% e può sfidare Renzi (35%)

Per NICOLA PIEPOLI, Parisi ricompatta il centrodestra portandolo al 32%, sopra il 28% dei Cinque Stelle. L’ex candidato sindaco di Milano è lo sfidante naturale di Renzi

Stefano Parisi (Lapresse) Stefano Parisi (Lapresse)

Stefano Parisi ricompatta il centrodestra portandolo al 32%, sopra il 28% dei Cinque Stelle, facendo quindi di se stesso lo sfidante naturale di Matteo Renzi al ballottaggio previsto dall’attuale legge elettorale. Lo rivela Nicola Piepoli, sondaggista e fondatore dell’Istituto Piepoli, secondo cui tra i singoli partiti il Pd è al 32%, mentre Forza Italia e Lega Nord sono entrambe al 12%. La fiducia personale del presidente del Consiglio è invece al 35%, mentre al referendum i Sì e i No risultano appaiati al 50%. Secondo Piepoli, "per fortuna del centrodestra nessuno se ne è ancora accorto, ma Stefano Parisi è un buon leader e darà del filo da torcere a Matteo Renzi e ai suoi".

 

Piepoli, come sono in questo momento i consensi di Renzi?

La sua fiducia è stabile al 35%. Quello di Matteo Renzi è un consenso medio, non è splendido ma non è nemmeno buio come ai tempi della fine di Silvio Berlusconi. Il nostro premier tira a campare, e grazie alle sue idee pacifiste finora ha risparmiato all’Italia gli attentati terroristici.

 

Il governo nel suo complesso invece a quanto è?

Il consenso di Renzi e quello del suo governo inteso complessivamente sono simili. Poi alcuni ministri da soli godono di un consenso particolarmente elevato. Mi riferisco in particolare al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e al ministro della Cultura, Dario Franceschini. Sono ministri laici, di provata fede Pd, che hanno dimostrato di lavorare bene.

 

Quanti sono i Sì e i No al referendum?

Sul referendum siamo nel buio più totale: in questo momento i No sono esattamente come i Sì. Quello che è cambiato è che c’è molta meno partecipazione rispetto agli inizi. Finché c’è stata una schiacciante vittoria dei Sì c’era molto interesse. Ora che i Sì si sono appannati, si è appannato anche l’ardore del combattimento. Comunque nella percezione degli italiani la legge elettorale è considerata come parte del referendum e abbassa la “tonalità” dei Sì. L’Italicum infatti non è considerato democratico.

 

Quanti punti fa perdere ai Sì la legge elettorale?

Non è che faccia perdere dei punti, ma la percezione negativa degli italiani si concentra sulla legge elettorale riflettendosi poi sul referendum. La riforma della Costituzione in linea di principio potrebbe essere accettata, perché semplifica molto il processo di approvazione delle leggi. Il problema però è che c’è una legge elettorale fasulla.

 

Le banche quanto pesano sulla capacità di tenuta del governo?