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LEGGE SUI PARTITI?/ Cambierebbe tutto, per questo nessuno la vuole

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Forza Italia — il primo "partito personale" consolidato in Italia — attraversa una crisi di leadership, che, nonostante le connotazioni peculiari, non è affatto anomala, se si guarda, in chiave comparata, ai tratti del modello. Che, uscendo da tale crisi, Forza Italia arretri verso il modello oligarchico o confermi i suoi tratti di origine non è prudente prevedere (ma la seconda ipotesi è più plausibile). Il Movimento 5 Stelle sta facendo coincidere il suo processo di istituzionalizzazione con il conseguimento del potere (quando la leadership del "Movimento" rifiutava le alleanze e dichiarava di volere governare in solitudine una volta conseguita la maggioranza assoluta, suscitava irrisione e profezie di fallimento e di estinzione; oggi le linee di sviluppo del sistema rendono realistico il disegno): si saprà più avanti quale modello di partito ne sortirà; per il momento è lecito classificare il M5s come un "partito personale a innesco carismatico".
Ora, il "partito personale" è il partito "nella forma del leader": il leader lo governa in forza di una rete autonoma di relazioni, dal quale trae risorse economiche e capitale sociale, mentre l'organizzazione tradizionale è ridotta ad apparato servente, di trasmissione del comando. Un simile partito è congruente con un assetto della forma di governo connotato dalla concentrazione e dall'unidimensionalità del potere: in un tale "ambiente istituzionale" può consolidarsi e prosperare.
Che sia un "partito personale" (e che aspira a consolidarsi come tale) a guidare i processi di riforma ne spiega dunque il segno.
Il progetto di revisione non tocca le disposizioni costituzionali specificamente riguardanti la forma di governo, se non sopprimendo, per stretta consequenzialità alla scelta di differenziare il bicameralismo, i riferimenti al Senato negli articoli 94 e 96. Resta invece fermo l'impianto normativo, inclusi i meccanismi di "razionalizzazione" dei quali si è sempre rilevata la debolezza.
Il mutamento della forma di governo al quale ci si orienta — che è considerevole — viene perseguito per altra via: intervenendo sui "fattori esterni condizionanti" e sugli elementi strutturali derivanti dai partiti e dalle connessioni di essi in sistema. Lo strumento attraverso il quale tale intervento si compie è nella legislazione elettorale: quella già introdotta ma non ancora messa in opera, riguardante la Camera dei deputati, congruente con la forma di governo che si intende realizzare; quella da introdurre per il nuovo Senato, della quale sono definiti, genericamente e piuttosto ambiguamente, i contorni con la delibera legislativa di revisione. Entrambe le formule elettorali — specie quella per la Camera, con la quale soltanto è previsto che il Governo debba instaurare e mantenere la relazione fiduciaria — sono destinate a determinare il modo d'essere del fattore partitico, ma anche a vedere determinata da questo la loro vicenda applicativa, dunque a incidere su struttura e funzionamento della forma di governo.