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Politica

REFERENDUM/ Flick: Renzi, il "peccato originale" della riforma non si cancella

Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse)Maria Elena Boschi e Giorgio Napolitano (LaPresse)

Lo so. Ed è vero: perché l'Italicum verrà esaminato il 4 ottobre dalla Corte costituzionale. Se mai prudenza avrebbe voluto che si facesse la riforma della legge elettorale prima di cambiare la Costituzione. Ma com'è ovvio, le due cose si tengono, e questo lo hanno capito tutti: si riforma — male — il bicameralismo, ma come si eleggono i deputati che votano la fiducia al governo?

Dunque legge elettorale e riforma sono legati a doppio filo.
Ed è un filo politico. Si è votato l'Italicum imponendo la fiducia. Ci hanno detto che era il sistema elettorale migliore del mondo e chi sollevava obiezioni veniva messo all'indice. A nemmeno un anno di distanza, quando non è ancora stato applicato, si è iniziato a demolirlo. Mi pare che ci sia una mancanza di logica abbastanza marcata in questo modo di procedere… E' la stessa mancanza di logica, lo stesso difetto genetico, che — guarda caso — vedo nella formulazione e nella modificazione progressiva delle ragioni del Sì.

Ci arriviamo. Che cosa rappresenta il 4 ottobre per il referendum?
Un vaglio preliminare che politicamente ha grande peso. La mia sensazione è che molta gente continui, anche tra i fautori del No, a fare un discorso molto o soltanto politico. Chiedendo cioè a Renzi non solo la confessione di aver sbagliato nel personalizzare…

E questo Renzi lo ha fatto.
L'ha fatto e non è sufficiente perché, come abbiamo visto, la personalizzazione rimane; ma si chiede a Renzi l'ulteriore passo indietro ancor più significativo di rinnegare anche la pretesa perfezione dell'Italicum. E la posizione che dice: se cambiate l'Italicum, voto Sì al referendum.

E per lei è un discorso sbagliato?
Sì, per due motivi. Primo, perché conferma una sorta di legame eccessivo, incestuoso, tra legge elettorale e riforma costituzionale. I costituenti ne discussero, ci fu una lunga querelle, alla fine della quale la disciplina elettorale rimase fuori della Costituzione proprio per assicurarle maggiore flessibilità. Oggi invece accade che la riforma costituzionale, nella parte che riguarda la Camera che vota la fiducia la governo, è la variabile dipendente di una legge ordinaria elettorale. Approvata, ripeto, con il voto di fiducia.

E il secondo motivo?
Per quelli che, come me, ritengono sbagliate le scelte riformiste che hanno investito la Costituzione, modificare l'Italicum non elimina quegli errori. Se mai ne rende meno gravose le conseguenze; ma i problemi legati alla debolezza nella genesi, nella rappresentatività, nelle competenze e nella funzionalità del nuovo Senato e i problemi legati all'eccesso di accentramento nel rapporto tra Stato e Regioni rimangono tutti irrisolti.

Stava dicendo della illogicità nella sequenza dei motivi con cui viene motivato il Sì. Vediamoli in dettaglio.
Prima motivazione: dovete votare Sì per esprimere un'adesione alla conduzione politica del governo. E quindi dare solidità e futuro al paese. Era il primo discorso di Renzi, dal carattere esplicitamente plebiscitario. Ricordo a me stesso che i costituenti, nella loro saggezza, suggerivano che il governo stesse fuori delle riforme costituzionali.

Vada avanti.
Seconda motivazione, anch'essa renziana, dopo l'autocritica sulla prima motivazione: abbiamo fatto le riforme perché ci è stato delegato dal presidente della Repubblica nel patto della sua rielezione (Giorgio Napolitano, 20 aprile 2013, ndr). Ma è una tesi che non regge.

E perché?