BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

REFERENDUM/ Mauro: 4 ragioni per dire no alla riforma di Goldman Sachs e JPM

Pubblicazione:

LaPresse  LaPresse

Perché il premio di maggioranza è sempre molto ampio (anche se viene assegnato dopo un ballottaggio tra le due principali liste del primo turno, sempre che nessuna abbia superato il 40 per cento dei voti) e la stragrande maggioranza dei parlamentari viene eletta con i meccanismi del capolista bloccato, scelto dunque dalle segreterie dei partiti, mentre solo una parte minoritaria dei deputati verrebbe eletta tramite preferenze. 

 

E questa riforma non viene toccata dal referendum. 

No, non viene toccata. E' stata scritta e immaginata da Renzi sull'onda della vittoria schiacciante alle elezioni europee della primavera 2014, quando il Pd superò appunto il 40 per cento. Ma lo scenario politico appena un biennio dopo è radicalmente cambiato. L'Italicum oggi appare come una legge perfetta per il Movimento 5 Stelle, che infatti si dice indisponibile a modifiche mentre si fa protagonista di una campagna per il No al referendum in giro per l'Italia. Noi intanto dobbiamo prepararci al voto di novembre, provando a capire seriamente perché votiamo No alla riforma costituzionale. 

 

Arriviamoci, finalmente. "No" perché?

I motivi sono fondamentalmente tre. In primo luogo perché è una riforma confusa che trasforma la Costituzione in un pasticcio. La finalità sarebbe quella di rendere più snello l'iter normativo e invece lo incasina con un bicameralismo imperfetto in cui le competenze del Senato non sono chiare. I costituzionalisti hanno contato più di dieci modalità diverse con cui si produrranno norme sulla varie materie, con un ruolo del Senato ambiguo e foriero di contenzioso presso la Corte costituzionale. Oggi con il bicameralismo perfetto l'iter di approvazione di una legge di iniziativa governativa (la quasi totalità delle leggi, ormai) non supera i sei mesi. 

 

Però si introduce l'istituto del disegno di legge ad approvazione "a data certa".

Che con ogni probabilità si trasformerà in un boomerang di lavoro inutile e termini oltrepassati.

 

Il secondo motivo?

Perché è una riforma centralista. La riforma punta a riportare presso lo Stato centrale molte delle competenze che erano state assegnate alle Regioni, compensando questa privazione con l'istituzione del Senato composto da consiglieri regionali, che però saranno portatori degli interessi dei partiti che li eleggono e non dei territori da cui provengono. 

 

Cioè i senatori lucani non faranno l'interesse della Basilicata, ma del Pd, del M5s e di Forza Italia. In che modo?

Aggregandosi secondo i gruppi politici nazionali. 

 

Vada Avanti.

In più non viene abolita la Conferenza Stato-Regioni, dove siedono i presidenti di Regione. Avremo una tripartizione tra governo centralista, Senato delle Regioni e Conferenza Stato-Regioni che produrrà ulteriore confusione e conflitto continuo, risolto con ogni probabilità da logiche centraliste che contraddicono il principio di sussidiarietà.

 

Terzo motivo?

Perché è una riforma priva di contrappesi reali. Nella situazione del giugno 2014, con il Pd di Renzi al 40,8 per cento e al governo nella stragrande maggioranza delle Regioni, un solo partito avrebbe di fatto potuto eleggersi da solo il presidente della Repubblica, i giudici della Corte costituzionale, i membri del Csm senza dimenticare il dominio della Rai. Qui ovviamente pesa la questione dell'Italicum che, come spiegato, non è oggetto di referendum. La novità è che lo scenario politico è cambiato e ora un potere simile potrebbe essere messo nelle mani del M5s che, come si è visto alle amministrative 2016, è destinato a vincere qualsiasi forma di ballottaggio, compreso quello nazionale immaginato dall'Italicum. Il problema resta analogo: messa nelle mani di chiunque questa riforma costituzionale è pericolosa, anche ai danni di coloro che l'hanno immaginata e scritta. Per questi motivi concreti è consigliabile a novembre votare No al referendum. 

 

Renzi va dicendo ovunque che chi vota No vuole tenersi l'esistente. Anche in tanti elettori, deve ammetterlo, questa convinzione è molto forte. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/09/2016 - Peccato! (ROBERTO PELLEGATTA)

Caro Mario mi spiace leggere che le ragioni del no hanno poco o quasi nulla a che fare con aspetti precisi del testo votato dal Parlamento. Peccato!

 
11/09/2016 - il Bomba (Ma BA)

Quelli di Mauro sono argomenti convincenti. Oltre a quelli più strettamente "tecnici" anche per me ha pesato grandemente il comportamento del "bomba", come lo chiamavano al liceo (notizia di comuni conoscenti) sulle Unioni Civili. Mi ha infastidito e sinceramente preoccupato che un leader cosiddetto cattolico abbia buttato nel cesso per convenienza politica quelli che prima, nel 2007, erano principi capisaldo del suo credo, oltretutto mentendo spudoratamente come ricorda Mauro sull'uso della fiducia riguardo un argomento così delicato. Naturalmente noi cittadini non veniamo mai consultati su argomenti generali ed importanti ed anche in questa riforma mi pare non se ne parli. Alcuni, come il Foglio, apostrofano i "sì" dicendo che votando no ci si accomuna ai vari Zagrebelsky, Bindi etc. da una parte e Lega e Fdl dall'altra, considerati simbolo della conservazione. Pur se vero per alcuni di essi, questi sono argomenti risibili e francamente anche un po' miserabili. Voterò no.

 
10/09/2016 - Analisi convincente (Carlo Cerofolini)

Analisi convincente e quindi NO convinto. E vai!