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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Se la ripresa (assente) fa sbandare il tandem Renzi-Napolitano

Giorgio Napolitano (LaPresse)Giorgio Napolitano (LaPresse)

Poi c'è l'Italicum, la nuova legge elettorale, che, secondo Renzi, non c'entra nulla con il referendum costituzionale anche se qualcuno obietta e vede i due fatti in connessione. Ma durante l'anno succede di tutto. Nel Pd, di cui Renzi è anche segretario, cresce il dissenso proprio per la combinazione tra referendum e Italicum. Poi i grillini stravincono a Roma. Si comincia a mettere in discussione anche l'Italicum.

Ma non è finita. L'alternativa pentastellata, con la giunta di Roma, si rivela quasi un inizio di disastro. C'è il rischio di nuovo assenteismo nelle prossimi elezioni, anche nel referendum, perché persino l'ultima alternativa si rivela fragile e incompetente. Difficile che i voti ritornino a chi li ha persi o accrescano il "nuovismo" abbastanza stravagante. Il problema a questo punto, mentre si dovrebbe varare legge elettorale e riforma costituzionale, è quello di una democrazia quasi senza alternativa e in uno stato asfittico. Alla fine la sensazione è che si sia di fronte a un'emergenza democratica in una situazione economica difficilissima.

Infatti, dopo 30 mesi di governo Renzi c'è un fatto che si impone all'onore della cronaca. I numeri dell'economia sono impietosi: siamo tecnicamente in deflazione, con il Pil fermo e il debito che cresce. E ci sono da aggiustare due problemi piuttosto pesanti. Da un lato occorre sistemare i conti della legge di stabilità, la vecchia finanziaria, ricorrendo "a giorni alterni" (da quanto si capisce) ad altri margini di flessibilità che però il funambolico Pier Carlo Padoan dice essere non necessari, anche se si prevedeva una crescita quasi doppia di quella attuale. Poi c'è in sottofondo (si fa per dire) sempre la questione bancaria, con il Monte dei Paschi di Siena che ha bisogno di 5 miliardi di nuovo di ricapitalizzazione e, notizia dal sen sfuggita, come altre banche vede un aumento dei cosiddetti crediti incagliati. Dove finirà Mps? Forse chi lo sa meglio di tutti è il Ceo di JPMorgan, Jamie Dimon, così come il destino di altre banche. E questo quadro economico non può che influenzare qualsiasi scelta di carattere politico e istituzionale.

Ora, in questo puzzle impazzito, che cosa fa il vecchio "navigatore" Giorgio Napolitano? Fa un nuovo intervento e invia altri suggerimenti che cercano un'improbabile conciliazione tra le forze politiche. Questa volta richiama a una revisione dell'Italicum.

Matteo Renzi risponde dalla festa dell'Unità di Catania: "Noi siamo pronti a discutere di legge elettorale. C'è bisogno che gli altri facciano le loro proposte, noi faremo le nostre". Poi aggiunge: "La verità è che questa riforma è iscritta nella storia del nostro partito. Non riduce gli spazi di democrazia, riduce le poltrone". E per chiudere si trasforma quasi in duellante: Alcuni leader del passato vorrebbero fregarci il futuro".

A quanto sembra e si può immaginare, la rissa non pare finita. Con tutti i problemi sul tappeto ci si chiede: quando il prossimo intervento di Napolitano?

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COMMENTI
12/09/2016 - Re, Principe e Pricipessa (ALBERTO DELLISANTI)

Da Rold se lo domanda. Sono convinto che il prossimo intervento di Re Giorgio non sia lontano. Il Principe Matteo (Premier Italiano elaborato alle scrivanie di Napolitano, e dei suoi colleghi/superiori di Washington, nonché di Bruxelles/Berlino/Parigi/Londra) ne ha del tutto bisogno. E'un Pinocchio che non fa eccezione, l'eloquio lo ha forbitissimo, ma ne dice di tutti i colori e senza costrutto. Occorre l'intervento via via del Geppetto/Napolitano. Il Principe, e la Pricipessa Maria Elena, hanno il loro babbo in Re Giorgio, senza di lui non avrebbero potuto acquisire i posti che occupano, e men che meno far passare a calci nel sedere una modifica costituzionale cervellotica, funzionale solo ad un neo autoritarismo romano/fiorentino, per l'Amministrazione della Provincia Italiana secondo i dettami del Potere Centrale Euroamericano. Il Potere al quale Re Giorgio è divenuto organico. Napolitano cangiante. E' vero, lui stesso dice come la sua storia sia passata per evoluzioni della realtà, attraverso profondi ripensamenti. E lo si è visto anche nelle misure positive di suoi cambiamenti, nel corso di 70 anni di vita politica. Ma oggi è come rivederlo trasformato nel politico che è organico ad un Potere Superiore Mondiale. Penso al Potere Comunista Internazionale rispetto al quale Napolitano fu organico. Al punto (come dice da Rold) da votare a favore della condanna a morte del Premier provvisorio Ungherese nel 1956. Poi, negli anni novanta, si commosse sulla sua tomba.