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REFERENDUM/ E Italicum, così la Consulta potrebbe aiutare il Sì

Pubblicazione:lunedì 12 settembre 2016 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 21 settembre 2016, 15.20

Maria Elena Boschi (LaPresse) Maria Elena Boschi (LaPresse)

La sconfitta di Governo e Parlamento, in poche parole, sarebbe in questo caso di ben minore portata e difficilmente le opposizioni potrebbero reclamare la necessità di un ampio consenso politico alle modifiche; ci sarebbe semplicemente da riconoscere la libertà dell'elettore di esprimere la preferenza per il candidato che più gli aggrada.

È chiaro che nell'ipotesi prevista dal primo scenario molte tensioni relative al referendum costituzionale potrebbero scemare. Il superamento del bicameralismo è sempre stato intento piuttosto condiviso dalla politica, la riforma non è perfetta ma — come ben sanno i nostri politici — perfettibile. Un nuovo accordo sulla legge elettorale potrebbe aprire la strada ad una "nuova" legislatura e rendere meno "indispensabile" il referendum costituzionale. Il grande problema politico della riforma si pone infatti in abbinata all'Italicum così com'è ora.

Non si dimentichi, intanto, che questa settimana a Milano si terrà quell'importante convention con la quale Stefano Parisi avrà la possibilità di consolidare la sua posizione: è tutto da vedere quanto sarà in grado di federare e di egemonizzare lo schieramento, ma è evidente che il neo candidato alla guida del centro destra ha il pieno supporto di Berlusconi e che una buona parte di Forza Italia, di Ncd e della Lega stessa — Maroni e Zaia in primis — lo appoggerà perché convinta innanzitutto della necessità di dialogare con il Pd di Matteo Renzi e, in secondo luogo, che Parisi sia l'uomo giusto.

Ecco perché Renzi sta cercando di posticipare il più possibile la data della petizione popolare ora che fermare il referendum costituzionale senza colpo ferire non è più giuridicamente possibile: a Renzi è chiaro che ha bisogno di un'intesa ampia in Parlamento e che la può trovare proprio con quella parte di centro destra che si stringerà attorno a Stefano Parisi e che isolerà le frange più estreme (M5s, sinistra dem, salviniani e brunettiani). Chiaro che, a quel punto, non ci sarà dai partiti un grosso ostruzionismo al Sì.

Questo, naturalmente, sempre che il 4 ottobre la Corte Costituzionale si pronunci accogliendo i ricorsi per l'illegittimità della disciplina che regola il ballottaggio. Se invece dovesse respingerli o sanzionare esclusivamente la disciplina dei capilista bloccati, ci troveremo a scrivere un'altra storia. Ma Mattarella, Napolitano e Renzi ci inducono a pensare che, nei fatti, la storia sia già scritta.



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COMMENTI
12/09/2016 - NO e poi ancora NO (ALBERTO DELLISANTI)

Non cambierei una virgola a quanto scritto da Cerfolini (e a quanto pensato da Cerofolini come Patrini).

 
12/09/2016 - NO e poi ancora NO alla “schiforma” costituzionale (Carlo Cerofolini)

Se anche la Corte Costituzionale dovesse bocciare in parte o in toto l’Italicum e questo, specie se la bocciatura fosse parziale, dovesse essere visto come un assist per il Sì al referendum costituzionale made in Napolitano (aiuto!), ciò non toglie che: 1) il vedersi comunque bocciata la legge elettorale, su cui Renzi ha messo la fiducia, questo sarebbe uno smacco non indifferente da ben evidenziare, perché farebbe meglio capire agli elettori la diciamo caratura del nostro attuale premier; 2) è comunque vitale votare NO ad una riforma della Costituzione che è, nel merito, una “schiforma” pericolosa, logorroica, confusa e che - oltre a creare molti più problemi di quelli che si millanta dovrebbe risolvere – per di più ci metterebbe completamente in mano all’eurocrazia ai cui diktat il Parlamento dovrà dire sempre sì, anzi, in tedesco, jawhol. Gli italiani stiano accorti!

 
12/09/2016 - NO, comunque! (Luigi PATRINI)

Al referendum voterò comunque NO, perchè la riforma di una parte così consistente non può essere fatta sulla base di un voto Parlamentare di stretta maggioranza: la Costituzione di tutti. Poi diverse questioni sono risolte in modo assai discutibile. Comunque NO, anche se cambia l'Italicum che, così come è oggi, è, comunque, la peggior legge elettorale che abbia avuto nostra Repubblica; paragonabile alla pessima Legge Acerbo.