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REFERENDUM/ Phillips sta con Renzi, gli Usa preparano nuovi affari

Sergio Marchionne con l'ambasciatore Usa in Italia John Phillips (LaPresse) Sergio Marchionne con l'ambasciatore Usa in Italia John Phillips (LaPresse)

Ora, per carità. Vero o falso che sia, in questo tam-tam di voci o di "soffiate" non c'è proprio nulla di male e di spiacevole. Il problema attuale è che, paragonando la vicenda di Infostrada a quella di questi giorni, su un terreno prettamente politico, sembra che gli americani abbiano perso anche quel minimo di discrezione che porta ai grandi affari, alle scelte politiche, alle scelte strategiche e agli appoggi di diversa natura.

Insomma quello che ha dato fastidio in questa dichiarazione dell'ambasciatore John Phillips è l'invadenza un po' sfacciata nel dibattito politico, piuttosto acceso (chissà se se n'è accorto?) che si sta trascinando in Italia.

Con un Pd lacerato e scombussolato, con le forze politiche che si scontrano pesantemente su referendum e Italicum, con il nuovo e il vecchio presidente della Repubblica che cercano di trovare una strada di minima conciliazione e di evitare un conteggio selvaggio fino a un "testa attesta" controproducente, arriva l'ambasciatore americano con la tempestività di un elefante in un negozio di maioliche. Riproponendo in questo modo anche un'immagine dell'Italia come un Paese esposto alla speculazione internazionale e quasi marginale rispetto al grande rilancio economico legato agli investimenti.

Aggiungiamo pure un 'altra considerazione. C'era fino a qualche tempo fa un legame di simpatia tra il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e gli americani. L'uscita di John Phillips non è piaciuta ai pentastellati, a quanto si dice. Colpa della confusione dell'ambasciatore o di un nuovo improvviso cambiamento di strategia?

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