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SCENARIO/ L'autunno di Renzi tra le agenzie di rating e Merkel

Pubblicazione:venerdì 16 settembre 2016

La preoccupazione di Sergio Mattarella (LaPresse) La preoccupazione di Sergio Mattarella (LaPresse)

E' difficile pensare quale tipo di autunno ci verrà riservato. Gli aggettivi ormai classici, come quello di "autunno caldo", sembrano poco appropriati in una situazione come la stagione politica, sociale ed economica che ci apprestiamo a vivere. L'impressione è quella di stare sopra un triste e cupo crinale, che da un lato è pieno di rassegnazione e dall'altro lato fornisce lampi di rabbia.

Un contesto internazionale tra i più complicati dall'ultimo conflitto mondiale, una situazione economica che, dopo nove anni, non dà segni di autentica ripresa, in nessuna parte del mondo.

In Italia, in particolare, siamo arrivati a cinque anni dalla "cura" di Mario Monti ed Elsa Fornero (il "duo Fasano" dell'economia nostrana), con il risultato di essere in piena deflazione, aver aumentato lo stock del debito portandolo a nuovo record storico, aver abbattuto di 25 punti la produzione industriale, ridotto il Pil (per l'ennesima volta) a uno zero-virgola, sbandierando in più dati sulla occupazione che un attento giornalista come Ferruccio de Bortoli ha smascherato impietosamente.

E' in questo contesto più che problematico che da un anno siamo quasi assediati da un "tormentone" di carattere costituzionale, chiamato referendum, che secondo alcuni dovrebbe d'incanto salvare l'Italia e secondo altri limitarne anche le già precarie garanzie democratiche. In questo modo, sul Paese si è abbattuta una retorica costituzionale che sta al momento accrescendo, con il concorso di quasi tutte le forze politiche, sia quelle vecchie che quelle nuove, una corsa all'astensionismo che viene calcolato intorno al 45 per cento. Per adesso.

Guardando anche i sondaggi, con tutta la loro fragilità e imprecisione, ti viene in mente che ci si trova di fronte a un elettorato diviso a metà per chi va a votare e chi si astiene, e diviso ancora a metà tra il fatidico Sì e il fatidico No. Alla fine, l'impressione è che abbiano perso tutti, anzi, in ogni caso per essere precisi, che "abbiamo perso tutti", qualsiasi risultato possa uscire dalle urne e in qualsiasi data possa avvenire la consultazione referendaria.

Scusate se adesso facciamo qualche digressione. La Costituzione è un fatto decisivo per una democrazia. Il filosofo del diritto Hans Kelsen la chiamava "Grundnorm", la norma fondamentale, a cui ci si doveva ispirare nella formazione delle leggi, nel funzionamento dello Stato, nella definizione dei diritti fondamentali. Il problema è non tradirla, come si faceva nell'Urss che ne aveva una avanzatissima a parole, senza però annoverare i lager. Oppure rispettare i valori e le tradizioni democratiche non scritte, come ancora avviene in Inghilterra. O ancora comprenderne lo spirito senza farne una sorta di feticcio, di totem o addirittura un monumento di retorica. 


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