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SCENARIO/ Renzi dalla burla di Bratislava al dramma di un'Italia al caffè

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Maria Elena Boschi (LaPresse)  Maria Elena Boschi (LaPresse)

Renzi con i suoi sfoghi plateali, il suo nervosismo e i suoi toni dopo Bratislava, di fatto ammette di essere in palese difficoltà. Altro che flessibilità e rilancio degli investimenti sulla crescita! E non c'è nessun bluff convincente sul recupero degli euroscettici o qualche altro marchingegno dialettico per confondere le carte.

La nuova legge di stabilità sarà in perfetta continuità con la politica asfittica e inadeguata degli ultimi anni, con un'Italia che non cresce più, che non si vede come possa crescere con i parametri europei che deve rispettare e con l'ordocapitalismo algoritmico, che detta sempre legge, anche in Italia, nonostante i pasticci di Deutsche Bank, di Commerzbank, di Volkswagen e del surplus vergognoso accumulato dalla Germania in spregio di tutte le regole comunitarie.

Non vogliamo allarmare nessuno parlando di "gioco al massacro", ma basta riassumere quello che negli ultimi dieci giorni è accaduto nei tre "poli" più consistenti della politica italiana.

Nel Pd si dice che si sta assistendo a un ritorno della partecipazione politica. Gli "osservatori" e gli "analisti" di questo Paese definiscono in questo modo le risse, ai superstiti Festival dell'Unità, che si consumano tra i supporter del Sì e del No sul referendum costituzionale. Basta guardare il "dibattito", si fa per dire, tra Carlo Smuraglia e Matteo Renzi, tra Roberto Giachetti e Massimo D'Alema. Ma siamo sicuri che siano tutti dello stesso partito?

Alla fine la considerazione di fondo è che la gestione della riforma costituzionale e di quella elettorale sia stata fatta da Renzi e da Maria Elena Boschi con un scelta politica che tende a dividere non solo il Paese, ma anche il proprio partito. Ma più in generale si può dire che le condizioni generali del Paese, quelle economiche soprattutto, portino a una accentuazione continua delle divisioni e mai a un confronto anche serrato ma costruttivo.

L'alternativa a questa divisione interna al Pd, a questi sbandamenti del partito che eredita soprattutto i pasticci e le contraddizioni della sinistra italiana, poteva essere rappresentata persino dagli improvvisatori del Movimento 5 Stelle. Per un certo periodo lo hanno pensato anche al Dipartimento di Stato americano. Ma purtroppo anche la politica ha delle regole e dei tempi che vanno rispettati. Dopo il successo alle amministrative, sono emersi "vizi e difetti" all'interno del M5s che fanno rabbrividire. La Lombardi contro la Raggi. Il Di Battista contro il Di Maio. Il Pizzarotti che "vuole togliersi i sassolini dalle scarpe". Sono giovani, è vero, cercano di studiare e imparare. Ci vuole tempo, è vero. Ma se l'Italia crescerà dello 0,5 anche nel 2017, non c'è molto tempo da perdere in apprendimento. Se bisogna aspettare il 2028 per ritornare ai livelli ante 2007, non si può aspettare la "crescita" dei pentastellati. Dobbiamo dire che ricordano Gigliola Cinquetti quando cantava una delle canzoni più melense della tradizione italiana, "Non ho l'età". 


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