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Politica

SCENARIO/ Renzi dalla burla di Bratislava al dramma di un'Italia al caffè

Prima la burla di Ventotene, poi la farsa di Bratislava. Renzi protesta per la nullità dell'Europa, quando invece ha firmato tutto. Cronache di un paese alla fine. GIANLUIGI DA ROLD

Maria Elena Boschi (LaPresse)Maria Elena Boschi (LaPresse)

Ci sono tratti di schizofrenia in questa politica, sia quella italiana che quella europea. Non sono passate neppure tre settimane dal famoso vertice di Ventotene, con la visita di Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi sulla tomba dell'ispiratore dell'Europa unita, Altiero Spinelli. In quell'occasione si parlò di "fiori europei" e dalla portaerei Garibaldi arrivò un messaggio di forte slancio europeistico.

Renzi determinato, deciso nella conferenza stampa "unitaria" a tre, disse: "Molti pensavano che dopo la Brexit l'Europa fosse finita. Ma non è così. Noi vogliamo scrivere una pagina migliore". Il premier italiano dettò la parola d'ordine: "Noi pensiamo che l'Europa non sia il problema ma la soluzione". Anche il presidente più screditato della recente storia di Francia, François Hollande, assentì con parole pronunciate in tono grave, neanche si fosse trasformato in De Gaulle. Nel contempo Angela, la "casalinga" del Meclenburgo, ammiccò, suscitando solo qualche perplessità su alcuni passaggi economici.

Neppure tre settimane dopo, con il vertice di Bratislava, cambia tutto. Ritorna in modo quasi sfacciato la "superiorità" dell'asse franco-tedesco, che seppur giustificabile e anche comprensibile soprattutto sul piano storico, non piaceva neppure quando si stava lentamente costruendo l'Europa e l'euro non esisteva. Forse, per puro buongusto, sarebbe l'ora di "aggiornarlo".

Tuttavia dopo il vertice di Bratislava quello che più stupisce e più stride sono i toni usati dai protagonisti, così differenti da quelli della conferenza stampa sulla portaerei Garibaldi.

Renzi, dopo essersi defilato — o essere stato "espulso" — dalla conferenza stampa a tre, quasi urla al Corriere della Sera: "L'austerity europea è un fallimento. Sono gli altri a violare le regole". E non si ferma: "Nessuna rissa, semplicemente un'occasione persa. Bratislava doveva essere la svolta e invece è stata l'ennesima riunione finita a discutere le virgole di un documento che dice tutto e non dice nulla". Il "superfluo" francese Hollande si allinea alla Cancelliera tedesca tremebonda, in attesa del risultato delle elezioni di Berlino: "Matteo deluso? Ma se l'agenda era concordata". Tanto che Renzi ha firmato tutto, si fa notare perfidamente.

Questo è dunque lo "spettacolo politico" europeo alla vigilia della ripresa autunnale. Poi, con oggi, l'autunno arriva per davvero e bisognerà alzarsi presto e attendere notizie dai mercati e dalle anticipazioni sulla manovra italiana. Anzi, come si dice adesso, dal patto di stabilità. Di fronte a questi scodinzolamenti politici come si può avere il coraggio di prendersela con i populismi dilaganti? Ma non c'è proprio nessuno a comprendere che il populismo è in fondo il sintomo della malattia e dell'incapacità del sistema e dell'establishment che governa?

In questo momento storico, questo tipo di domanda se la dovrebbero porre in molti, al di qua e al di là dell'Atlantico. Soffermandoci sulla situazione italiana non è difficile ipotizzare mesi durissimi, di clima politico rovente e di uno spettacolo che ricorda un gioco al massacro generale. Sperando che le ripercussioni siano solo politiche e non sconfinino drammaticamente sul terreno sociale.