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REFERENDUM/ Ecco i risultati della riforma "spaccatutto" di Renzi

Il risultato pre-voto del referendum renziano? Spaccare il quadro politico e tracciare un insuperabile spartiacque tra "amici" e "nemici" della maggioranza di governo. VINCENZO BALDINI

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Nel confronto pubblico che investe il tema della riforma costituzionale, il crinale delle ragioni politiche a sostegno del Sì si arricchisce ogni giorno di nuove suggestioni. A partire dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio, che hanno concorso di fatto ad imprimere una chiara torsione personalista alla campagna referendaria, per passare alla prefigurazione di un quadro di forte instabilità politico-istituzionale che si aprirebbe in conseguenza del prevalere delle ragioni del No — difficoltà di eleggere assemblee parlamentari con discipline elettorali diverse, perdita di credibilità dell'esecutivo impegnato nelle riforme e nella riduzione della pressione fiscale, eccetera — per giungere, infine, ai rischi che tale instabilità si propagherebbe anche al livello di Unione europea, la comunicazione politica rivela progressivamente i termini pratici della contesa, che si può agevolmente individuare in un confronto senza esclusione di colpi tra la governance esistente e le forze di opposizione, lasciando così sempre più sullo sfondo il tema del confronto sui contenuti della nuova legge costituzionale di riforma. Tali condizioni concorrono a radicalizzare la contesa distorcendola in un errato dualismo tra "detrattori" e "difensori" della Costituzione. 

Quanto succede, si potrebbe dire, esprime l'intrinseca virtù del metodo democratico e concorre a nutrire la libertà di coscienza politica individuale, garantita negli ordinamenti democratico-costituzionali. La dialettica politica rappresenta, allora, un termometro affidabile della vitalità di uno Stato democratico, salvo ricordarsi, però, che nel nostro caso il tutto si sta giocando sulla pelle della Costituzione, alla cui razionalità organizzativa si contrappone, ora, l' irrazionalità della lotta per il potere, lotta fedele unicamente all'imperativo della vittoria (dell'una o dell' altra delle forze in campo). 

Pertanto, il prezzo da pagare a questa irrazionalità è molto alto: è la perdita progressiva di quella forza inclusiva e unificante propria della Costituzione quale atto di identità di una comunità statale e volano dell'integrazione sociale. Tale forza non può legarsi a maggioranze politiche, ma promana dal riconoscimento generalizzato di un sistema di principi e valori di cui essa per prima si rende portatrice. Il venir meno di questa condizione comporterebbe, pertanto, un inaridimento del tessuto costituzionale democratico, la sua incapacità di assecondare ad una delle funzioni essenziali cui è preposto, vale a dire la riconduzione ad unità del molteplice e dell'individuale. 

Un corretto procedere sulla via delle riforme implica, allora, di regola, una deviazione dalle ordinarie dinamiche della dialettica democratico-parlamentare per avviare un dialogo aperto a tutte le forze vive del Paese, politiche e sociali, alla ricerca del più vasto consenso. La determinazione di soluzioni innovative largamente condivise non si mostra più, in questa prospettiva, come un'utopia, ma realizza il prodotto ultimo dell'applicazione di un metodo specifico della revisione costituzionale, ampiamente inclusivo e perciò legittimante.  


COMMENTI
24/09/2016 - Sì, è "spaccatutto" (ALBERTO DELLISANTI)

Il confronto aperto, signor Giuseppin, è quello che sarebbe occorso per scrivere un testo di Riforma che fosse basato su adeguamenti, ma stando nel solco, nello Spirito della nostra Costituzione, non "la più bella del mondo", ma certamente un esempio ottimo dell' equilibrio dei poteri. Ma Renzi e Boschi lo stravolgono. La Costituzione è un edificio al quale lavorare per buona ristrutturazione. Consolidamento, modifiche, migliorie,"efficientamenti", un rinnovamento che restituisca il medesimo edificio rinforzato. Non stravolto da un terremoto artificiale. Le parole sono musica, quando messe in bell'ordine. Quelle che compongono il quesito referendario sulla scheda per il voto, lo compongono di diritto. Sono le parole con cui avevano intitolato la nuova legge. Furbissima fu la Boschi (o chi per lei) a scriverle per tempo... Parole che sono musica, ma che solo minimamente sono in coerenza con la partitura delle Modifiche così come le hanno messe nero su bianco. Insomma, quella scheda è una suonata. Di per sé non trova l'elettore contrario. Se la scheda fosse soltanto veritiera!... In realtà la domanda referendaria, così formulata, impapocchia. Il dibattito che ci aspetta, non è più quello che fu ghigliottinato a tappe forzate e colpi di fiducia dagli ineffabili Renzi e Boschi. E' quello per fotografare ciò che veramente si andrebbe ad approvare con il SI'. E' il NO invece che salva la nostra credibilità: disobbedire ai Padroni del Vapore Obama, Merkel, ecc, ecc, e il loro Renzi.

 
21/09/2016 - refrendum divisivo (vinicio giuseppin)

In sintesi l'articolo, scritto bene, dice che se non si coinvolge nel dibattito e nelle scelte costituzionali tutte le parti vive del Paese, si finisce per litigare per il potere anziché argomentare e scegliere sulla Costituzione, che in questo modo finisce per essere l'espressione di una sola parte, il Si. Viceversa, rimanendo tali le condizioni del dibattito e del confronto dialettico, se vincesse il No avremmo una situazione confusa e peggiore di quella di adesso dal punto di vista della credibilità dello Stato. Una Costituzione, pertanto, deve descrivere il quadro di regole e di valori in cui tutti ci muoviamo e in cui crediamo mentre agiamo. Se ora non c'è una armonia di visioni e si nota una aggressiva contrapposizione tra le ragioni del Si e quelle del No, è perché il dibattito è stato viziato dall'inizio: non ha semplicemente fissato le norme e la cornice del confronto entro cui esso avrebbe dovuto manifestarsi ed esprimersi. Questo è stato l'errore principale. Probabilmente conseguente alla sicumera con cui la maggioranza di governo riteneva di orientare il voto e i consensi degli elettori. Oppure, al fatto che anche le opposizioni non hanno fatto il loro dovere nelle commissioni di studio lasciando correre qualche aspetto della riforma e assoggettandosi così alla maggioranza. La nuova Costituzione avrebbe dovuto giungere in Parlamento con gli auspici di tutta la commissione di studio. Poiché non è stato così, si spera che nel Paese il dibattito ora sia in merito oggettivo.

 
20/09/2016 - Sì o NO: bisogna che ciascuno si esprima (Luigi PATRINI)

Chi legge il testo della proposta di riforma della Costituzione (non credo l'abbiano fatto molti!) non potrà non trovarlo complesso e farraginoso; davvero impossibile esprimere un SI o un NO netto: alcune parti sono accettabili, altre assai discutibili e confuse, o troppo vaghe. Il pericolo peggiore è però quello qui adombrato: la spaccatura del Paese. La nostra Costituzione (grazie anche alla lettura che ne ha fatto Benigni) appare interessante e bella per gli Italiani, che davvero non meriterebbero di essere posti in questo modo difronte ad una scelta così difficile. Bisognerebbe davvero favorire un dibattito serio nel Paese, tra le forze vive della società. E' evidente che una classe politica delegittimata dalla Consulta (per la bocciatura della legge elettorale con cui era stata eletta) non ha avuto alcun interesse a fare un dibattito serio e costruttivo: non solo quella attuale - la peggiore - ma anche quella rappresentata da personaggi che per anni hanno cincischiato sulla riforma senza concludere nulla. Oggi bisogna arrivare alla resa dei conti: il dilemma sarà molto serio. Rinviare è quasi impossibile, dire SI è molto difficile; dire NO proprio quando sembra che qualcosa si voglia fare è difficile. Ma bisogna votare, perché l'astensione abbassa il quorum: votare dunque, e fare la scelta di dire NO! Meglio il NO e lo screditamento dei politici, che la responsabilità di distruggere la forma democratica del Paese! Meglio ciò che c'è che ciò che possiamo temere!!