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ITALICUM/ Le tre modifiche prima del Referendum

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Questo non sono in condizione di dirlo. Se il M5s, però, consolida questo nuovo indirizzo e dichiara la sua disponibilità verso la formazione anche eventuale di una coalizione e affronta il tema del programma di governo, direi che questa può essere considerata una svolta positiva che potrebbe invogliare a tornare a votare una parte dell'elettorato assente dalle urne.  

 

Secondo Renzi, con il rinvio la Consulta "ha chiarito che il referendum non riguarda la legge elettorale". Come commenta?

L'affermazione è corretta tecnicamente, ma politicamente non è così. La legge elettorale è stata legata alla riforma costituzionale da due circostanze di fatto volute dal Governo Renzi: la prima è che è stata approvata in vista della riforma costituzionale, e la seconda è che con essa è stata disciplinata solo l'elezione della Camera dei deputati, dando per scontato che il Senato non sarebbe stato più direttamente eletto. 

 

E quanto alla scelta del rinvio da parte della Corte costituzionale?

Le attribuirei un significato diverso e cioè che la Corte ha rispettato la campagna referendaria e il libero convincimento degli italiani sulla riforma costituzionale, evitando, un domani, l'eventuale accusa che con la sua decisione avrebbe rafforzato una parte, sia essa quella del Sì oppure quella del No. 

 

Ma quali effetti produce il rinvio del nodo Italicum a dopo il referendum?

Non so dire se sia meglio fare la modifica della legge elettorale prima o dopo il referendum. So invece che una parte del mondo politico, compresa la minoranza del Pd, e dell'elettorato da questa rappresentato non si fida di una promessa di Renzi per una modifica dopo il referendum e perciò, se non si cambia prima la legge elettorale, il fronte del No, già cospicuo, appare destinato ad aumentare.

 

Modificare l'Italicum è dunque una decisione saggia?

Assolutamente sì. Sia per superare le perplessità costituzionali, sia per adattarlo meglio al sistema politico italiano, per il quale appare sempre necessaria la possibilità di un equilibrio flessibile tra forze diverse. 

 

Come lo si ottiene?

Sarebbero necessarie tre modifiche: anzitutto prevedere una soglia bassa, intorno al 30 per cento, sotto la quale non si procede al ballottaggio e le forze politiche si mettono, in modo responsabile, a lavorare congiuntamente per il bene del paese. In secondo luogo, se non si supera il 40 per cento, per l'assegnazione del premio consentire tra il primo e il secondo turno il passaggio dalla lista alla coalizione, per assicurare una più solida legittimazione della maggioranza. Infine, evitare di spaccare i gruppi parlamentari tra i 100 capilista eletti senza preferenza e il resto dei gruppi eletti con le preferenze. 

 

Perché?

Sarebbe utile una composizione omogenea dei gruppi parlamentari. Anche se le due impostazioni rispondono a filosofie alquanto diverse. 

 

(Federico Ferraù)

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