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DIETRO LE QUINTE/ Il piano per sostituire Renzi con Franceschini

Pubblicazione:sabato 24 settembre 2016 - Ultimo aggiornamento:giovedì 29 settembre 2016, 1.17

Giorgio Napolitano (LaPresse) Giorgio Napolitano (LaPresse)

Renzi prende tempo e si fa beffe della minoranza del suo partito. Ma può permettersi di disattendere le raccomandazioni di un padre della riforma come Giorgio Napolitano? Lo abbiamo chiesto a Peppino Caldarola, già direttore de l'Unità, saggista, deputato per due legislature. Per Caldarola il Pd non ha segreti. Così, si viene a sapere che a Matteo Renzi potrebbe accadere esattamente quel che è successo a Enrico Letta. "Napolitano sta intervenendo molto e, se posso dirlo con rispetto, persino troppo. La ragione di questo suo interventismo è che le due leggi più discusse (Italicum e ddl Renzi-Boschi di riforma costituzionale, ndr) sono state concepite durante il suo mandato".

 

E per quanto riguarda Renzi, Caldarola?

Da non renziano, dico che Renzi sta giocando la partita in modo intelligente. Con una mozione parlamentare così generica come quella dell'altro giorno, fa sapere a tutti di essere pronto a trattare, ma anche di non voler rinunciare né al maggioritario né al ballottaggio. Per ora ha ricevuto solo due risposte, dai 5 stelle e dalla sinistra Pd.

 

Insomma il problema riguarda gli altri, non lui.

Proprio così. Renzi non si nasconde dietro l'elaborato del suo governo, questa è l'idea che il premier sta consegnando all'opinione pubblica. Sono gli altri a dover tirare fuori proposte che abbiano una maggioranza. 

 

Con quali risultati?

Alla sinistra Pd, di fatto Renzi dice: il problema oggi non è chi presenta la proposta esteticamente più bella o che appare più perfetta, ma quella che può prendere i voti necessari in parlamento. Bersani e Speranza non hanno capito che lo stanno aiutando. E' come se gli dicessero: questa è la nostra proposta, trova tu i voti che servono. Fantapolitica.  

 

Ma la minoranza dice: il Pd ha i numeri per imporla.

Commette due errori. Il primo è chiedere al parlamento di approvare una legge di partito. Il secondo, dimentica che essendo nato il Mattarellum 2.0 all'interno del Pd, è legittimo che altre componenti del partito non lo vogliano.

 

Caldarola, parliamo di Franceschini. Ha approvato, e forse voluto più di Guerini, la mozione unitaria di maggioranza. E' un azionista importante del governo Renzi. E' il garante del rapporto Renzi-Alfano. Vada avanti lei, se vuole.

Franceschini è centrale perché è un navigato uomo politico, perché il suo sistema di alleanze interno è più largo della sua area, dialoga con il mondo renziano dissidente pur essendo socio di maggioranza del governo… Diciamo che rappresenta un'ipotesi su cui lui stesso è probabilmente il primo a scommettere.

 

Per esempio?

Che si determini, diciamo così, una situazione nella quale Renzi debba dimettersi.

 

Come la vittoria del No al referendum.

Io sono sicuro che se Renzi perde il referendum, malgrado dica il contrario e i suoi avversari giurino che non lo farà, dovrà dimettersi. 

 

A questo punto una soluzione sarebbe il voto immediato. 


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