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DIETRO LE QUINTE/ Il ritorno di Grillo e il problema di Casaleggio jr.

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Beppe Grillo con Davide Casaleggio (LaPresse)  Beppe Grillo con Davide Casaleggio (LaPresse)

Quanto è difficile ripartire da Palermo... Il primo ad averlo chiaro è Beppe Grillo, che è dovuto accorrere per rialzare la sua creatura che annaspa. Minimizza, parla di qualche piccolo errore, ma di fatto deve ammettere che gli errori ci sono stati, eccome.

Impreparazione, personalismi, rivalità, contrasti sulla linea politica da tenere, tanto in parlamento, quanto nelle amministrazioni locali che si sono moltiplicate da giugno. Pesa il pasticciaccio di Roma, dove Virginia Raggi fatica oltre ogni aspettativa, e — di fatto — ha gettato al vento i suoi primi cento giorni in Campidoglio. Ma non è che i sindaci a 5 Stelle brillino di più altrove. Si pensi a Livorno, a Parma, a Civitavecchia.

Il comico genovese appare perfettamente conscio che a Roma il movimento si gioca la faccia: un fallimento nella capitale potrebbe significare l'inizio del declino. Per ora lui assicura che il calo nel consenso è solo di un paio di punti, e forse tira un sospiro di sollievo constatando che le elezioni politiche sono abbastanza lontane. 

Il tempo per recuperare c'è, ma dentro la sua creatura non c'è nessuno in grado di prendere il timone in questa fase. Il direttorio ha fallito su tutta la linea, anche se non si può dire apertamente. Da Di Maio e soci si aspettava di più, ha dovuto invece prendere atto che forse i suoi ragazzi, troppo impegnati in guerricciole intestine, non sono ancora maturi.

Se qualcuno ha dei dubbi su una simile lettura, cerchi spiegazioni differenti alla scelta di Grillo di ritornare in campo. Non aveva scelta: il rilancio del Movimento 5 Stelle non poteva che passare ormai per il suo annuncio: "Se devo fare il capo politico, lo farò". Non più garante, quindi, ma in campo per aprire una seconda fase nella breve storia pentastellata. Il "passo di lato" dei mesi scorsi è stato abbondantemente rimangiato. E il suo ritorno sarà pure a tempo pieno.

Grillo lo spiega così: "Voglio dimostrare che possiamo governare Torino, Roma, Livorno anche con gli sbagli che abbiamo fatto". L'imperativo è quello di voltare pagina, quindi, commissariando quell'embrione di vertice cui era stato delegato il comando. Pesa l'assenza di Gianroberto Casaleggio, la mente politica e organizzativa dei 5 Stelle. Grillo lo dice apertamente. Il figlio Davide proprio alla kermesse di Palermo è atteso alla prova del fuoco della sua leadership, ma nel frattempo non può che toccare al comico.

Riprendere in mano il timone, però, non sarà affatto facile. Roma sarà il primo banco di prova, con l'urgenza di aiutare la Raggi a decollare dopo la falsa partenza, e il rischio di una clamorosa rottura con il movimento. Il no alle Olimpiadi è stato imposto dall'alto a un sindaco tentennante. A molti osservatori è parso una sorta di "prova d'amore". La verifica di una fedeltà di cui erano in parecchi a dubitare. Ora però la Raggi deve governare: ha bisogno di uomini (assessori) e di idee. 



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