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CAOS ROMA/ Tutti gli errori (tecnici) di Virginia Raggi

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Raffaele Cantone con Matteo Renzi (LaPresse)  Raffaele Cantone con Matteo Renzi (LaPresse)

Non che le dimissioni del capo di gabinetto del comune di Roma non siano una notizia. Tuttavia, come era facile aspettarsi vista l'attenzione che desta un governo targato 5 Stelle nella capitale, alla vicenda si sta dando una dimensione apocalittica assolutamente impropria, anche alla luce di una visione falsata delle norme dell'ordinamento degli enti locali. Visione che, colpevolmente, dimostra di avere anche lo stesso sindaco Virginia Raggi.

E' necessario, allora, inquadrare meglio l'argomento, alla luce della semplice lettura delle regole riportate nel testo unico sull'ordinamento degli enti locali, il dlgs 267/2000 (operazione che ha compiuto l'Anac di Cantone, nel risolvere il quesito postogli relativamente all'incarico di capo di gabinetto).

Super-assessore. I giornali urlano alla "tempesta" nella giunta romana, perché si è dimesso il "super assessore" Minenna. Di certo, si tratta di persona di alto valore. Tuttavia, se si avesse contezza chiara dell'ordinamento locale, non si incorrerebbe nell'errore clamoroso di considerare esistente al suo interno il "modello ministeriale", proprio, invece dello Stato.

Gli assessori non sono ministri, non hanno una soggettività giuridica propria di organo; gli "assessorati" semplicemente non esistono, né esistono le sempre menzionate "deleghe".

La delega di funzioni dal sindaco all'assessore è stata eliminata nel 1990, quando entrò in vigore la legge 142/1990, che riformò radicalmente l'ordinamento locale. L'articolo 48 del testo unico sull'ordinamento degli enti locali, poi, rivela che la giunta è esclusivamente un organo collegiale: "La giunta collabora con il sindaco o con il presidente della provincia nel governo del comune o della provincia ed opera attraverso deliberazioni collegiali". Gli assessori non hanno alcuna individualità, non adottano atti propri, ma fanno da referente politico delle strutture organizzative facenti capo al cosiddetto "assessorato", che altro non è se non l'esplicazione dell'ampiezza della sfera politica di referenza dell'assessore, ma non una ripartizione organizzativa.

Negli enti locali, la struttura di governo è estremamente verticistica: l'indirizzo politico spetta interamente al sindaco, che lo determina e sempre il sindaco è responsabile esclusivo di nomina e revoca degli assessori. Un "super assessore" non può esistere, perché appunto gli assessori sono esclusivamente componenti di un collegio. E se il sindaco di Roma ha accettato di trattare gli assessori come fossero ministri, ha commesso un rilevante errore istituzionale ed organizzativo.

Capo di gabinetto. Sui giornali si insiste da mesi sulla centralità del capo di gabinetto, descritto come "figura chiave" e organo dal quale passano tutti gli atti amministrativi. Nulla di più lontano dalla realtà. Il capo di gabinetto talmente non è "figura chiave", che non è nemmeno espressamente contemplato dal più volte citato testo unico sull'ordinamento degli enti locali come figura obbligatoria. Le funzioni che si attribuiscono al capo di gabinetto appartengono, per la parte relativa al "flusso" degli atti al segretario comunale; mentre la collaborazione politica al sindaco dovrebbe essere prestata già da giunta ed assessori.



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COMMENTI
03/09/2016 - Raggi è come ogni altro sindaco (Giuseppe Crippa)

Di questo articolo, chiarissimo e molto interessante, mi piace tutto tranne l’ultima frase: un invito che evidentemente il sindaco avvocato Raggi non è in grado di accettare come nessuno dei sindaci italiani. Lei, come tutti gli eletti, grillini compresi, è ora un politico come gli altri, condizionata quindi dai vertici del suo partito.