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DIETRO LE QUINTE/ Renzi in crisi, tutti i "piani B" del Quirinale

Al Quirinale la preoccupazione cresce all'avvicinarsi del referendum. Ora c'è anche la crisi economica. Da mesi Mattarella studia tutti gli scenari possibili. ANSELMO DEL DUCA

Sergio Mattarella con il presidente della Consulta, Paolo Grossi (LaPresse) Sergio Mattarella con il presidente della Consulta, Paolo Grossi (LaPresse)

Dalle parti del Quirinale la preoccupazione cresce all'avvicinarsi del referendum costituzionale. Da mesi ormai Mattarella e i suoi collaboratori studiano con scrupolo tutti gli scenari possibili. E quelle che seguono con maggiore attenzione sono le mosse di Matteo Renzi. Il timore è quello di dover gestire una fase di instabilità acuta, giudicata esiziale per il paese, quello seguente a una possibile vittoria del No.
Nel percorso verso la consultazione popolare il premier è partito malissimo, personalizzando la sfida sino all'ennesimo potenza ("se perdo, lascio"). Le correzioni di rotta, più volte sollecitate, sono state apprezzate, ma potrebbero essere tardive. Il clima rovente è testimoniato dalla spaccatura nel Pd, è simboleggiato dal braccio di ferro con i partigiani dell'Anpi, e dalle contestazioni, ultima quella alla festa dell'Unità di Milano, per la madrina della riforma, il ministro Maria Elena Boschi, che pure è stata consigliata di non esagerare con le apparizioni pubbliche. Strafare, hanno suggerito gli spin doctors, potrebbe rivelarsi controproducente.
In calo sembrano poi essere le possibilità che sia l'economia a fornire a Renzi ed al suo governo il propellente necessario per superare l'ostacolo. L'Istat ha certificato la crescita zero nel secondo trimestre nel 2016, costringendo a correggere al ribasso le stime della crescita, ormai ben sotto l'1%. Davanti al Gotha del mondo dell'economia riunito nel tradizionale forum annuale di Cernobbio, Renzi ha però giurato che l'Italia va meglio, e che non serve un sondaggio per dimostrarlo. E dal G20 cinese ha aggiunto che l'Italia deve smettere di piangersi addosso. Un tentativo di spandere ottimismo talmente sopra le righe che a qualcuno ha ricordato il Berlusconi del 4 novembre 2011, il premier che assicurava che tutto andava per il meglio perché "i ristoranti sono pieni", otto giorni prima di essere costretto alle dimissioni.
Tutte le chance di invertire il trend sono affidate ora alla legge di stabilità, che però dovrà fare i conti con le strettissime maglie imposte dall'Europa. Sin da luglio è in corso un pressing su Bruxelles per ottenere più flessibilità possibile. Mattarella di buon grado sta cercando di assecondare questo sforzo, ribadendo in ogni occasione che non si può rilanciare l'ideale europeo con il solo rigore, ma che serve ripresa economica e più democrazia.
"Rafforzare le prospettive di crescita e di occupazione è il punto di partenza per migliorare la coesione sociale e il sentimento di appartenenza al progetto europeo", ha scritto il Capo dello Stato nel messaggio proprio al forum di Cernobbio, aggiungendovi una ferma condanna del metodo intergovernativo, delle decisioni prese intorno a un tavolo (a tre o a ventisette, poco cambia).
Di più a Mattarella non si può chiedere. E spetterà a Renzi e Padoan fare in modo che la corda tesa con Bruxelles non si spezzi. Non si può chiedere troppa flessibilità, anche se il nostro paese ne ha bisogno come il pane.