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SCENARIO/ Mattarella e papa Francesco indicano la strada all'Italia divisa

Gli interrogativi sollevati da Vittadini nell'editoriale sulle riforme trovano un'autorevole sponda negli interventi di fine anno di Mattarella e di Papa Francesco. VINCENZO TONDI DELLA MURA

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Gli interrogativi sollevati da Giorgio Vittadini nell'ultimo editoriale in tema di riforme trovano un inatteso e autorevole conforto negli interventi di fine anno del presidente Mattarella e di Papa Francesco. Anche se in modo differente, entrambi muovono dalla drammaticità della realtà in atto, condizionando gli obiettivi di speranza pur rappresentati alla realizzazione di un protagonismo delle istituzioni nuovo, responsabile e finalmente inclusivo di un corpo sociale plurale e pacificato.

La riflessione di Vittadini ha preso le mosse dalla grave divisione arrecata al Paese dalla violenta campagna referendaria sulla riforma Renzi-Boschi. In tal senso ha posto una domanda preliminare sul valore da riconoscere al desiderio di un bene comune, se da ritenere ancora concreto e operativo. 

Si tratta di una domanda decisiva, tale da rompere gli schemi tradizionali e da rinviare a ulteriori interrogativi altrettanto radicali: è possibile porre fine all'infinita transizione della seconda repubblica con la semplice sostituzione di nuove regole istituzionali, così da sfuggire a una lettura in qualche modo condivisa del passato e del presente? E' possibile leggere la storia prescindendo da quel realismo sperimentato nella prima repubblica, il cui impiego consentì di coniugare le esigenze politiche nazionali con quelle geopolitiche internazionali? In tale prospettiva, come valutare l'imponente partecipazione popolare che ha caratterizzato il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 (pari al 70 per cento degli elettori, ben oltre la percentuale del 40-50 per cento che ha segnato le ultime tornate elettorali)? Come considerare l'altrettanto imponente differenza di consensi registrata dai due fronti referendari, tale che lo schieramento a favore della Costituzione ha surclassato del 20 per cento quello riformatore, a sua volta favorito dal dominio mediatico esercitato dal Governo? Di rimando, come evitare che il popolo si senta abbandonato a se stesso, dopo essere stato mobilitato su una scelta così dirimente per le sorti della Repubblica? Come impedire che restino inascoltate le pari ragioni di cambiamento manifestate in senso opposto ma concorrente dagli elettori del Sì (oltre 13 milioni) e del No (oltre 19 milioni)? In definitiva, come ricomporre il tutto, dando avvio a una ricostruzione sociale e politica finalmente inclusiva e pacificata?

Troppi interrogativi, probabilmente, per un solo bilancio. Eppure, c'è una coerenza ininterrotta fra gli eventi traumatici della fine della prima repubblica e l'incapacità della seconda di ricucire, anziché aggravare, lo strappo sociale provocato da quegli accadimenti; c'è una piena continuità (anche nei nomi di molti dei relativi artefici) fra quanto allora progettato e quanto infine realizzato e finalmente rigettato in fase referendaria. Allora — come giustamente ha rilevato Vittadini — "per rendere i governi più duraturi, si scelse un sistema bipolare rappresentato da 'uomini soli al comando', che hanno raccolto consenso con la propaganda favorita solamente da un sistema mediatico che non rappresentava la realtà". Negli ultimi anni, per rendere incontrastato il tutto, si era cercato di perfezionare detto impianto, organizzando il nuovo sistema in modo più mirato e costituzionalmente definitivo.


COMMENTI
03/01/2017 - Dopo il Referendum (N°2) (ALBERTO DELLISANTI)

All'apparenza risulterebbe un "ritorno al passato" (estenuanti consultazioni di un Capo dello Stato veramente molto corretto; nomina di un governo fotocopia; ecc ecc). Ma la causa di tutto ciò è il Dottore Matteo Renzi, che ha voluto operare da Capo del Governo con "una superbia ingegneristica pari solo a quella approntata per la progettazione del "Titanic", ritenuto per la presunzione dei suoi ingegneri INAFFONDABILE. (Fu quindi dotato di pochissime scialuppe di salvataggio ...). Prendendo in considerazione solo l'ipotesi del suo vincere, Renzi ha deliberatamente privato il Paese della possibilità di un celere ritorno alle urne.

 
03/01/2017 - Dopo il Referendum (N° 1) (ALBERTO DELLISANTI)

Sto ben alla larga da due commenti (qui sotto) e con il Professor Della Mura penso al Professor Vittadini che da par suo nell'editoriale di due settimane fa si interrogava (ed interrogava) su "il bene comune". Rendendo conto "del fallimento di quella scelta fatta 25 anni fa per superare la Prima Repubblica", all'uopo demonizzata in tutti i modi. "Per rendere i governi più duraturi si scelse un sistema bipolare rappresentato da uomini soli al comando..."; creando "sistemi elettorali in cui i nuovi Capi hanno potuto nominare" persone a loro sottomesse; e "umiliando il Parlamento...". "Favorendo un bipolarismo inteso come rissa tra parti e scambiando il compromesso politico virtuoso in inciucio". Poste domande centrali sull'ordoliberismo, sul welfare, sugli enti locali, sul tema che urge della riforma idrogeologica e paesaggistica, Vittadini esprime la speranza in "parti politiche disposte a servire il bene comune...con dinamiche virtuose" (il Parlamento che rappresenta il popolo sovrano sia luogo di lavoro e confronto reale; la legge elettorale escluda i nominati; sia la governabilità senza l'uomo solo al comando ma "con la collaborazione di più forze che costruiscono soluzioni condivise...ecc ecc". Tondi della Mura sottolinea come la vittoria del NO ha "di già" concorso al bene comune, impedendo l'avvento di una riforma pessima, con grave lacerazione del Paese per la riduzione degli spazi di democrazia parlamentare e territoriale.

 
03/01/2017 - Bene comune (giorgio alberto crotti)

Che Mattarella parli di aria fritta e valori fondamentali che non sa cosa sono passi, ma che il Papa dica che "solo scommettendo su una vera inclusione è possibile puntare a un futuro più degno" no! Bisognerebbe ricordargli che il presente e il futuro è Cristo centro del cosmo e della storia!

 
03/01/2017 - SI/NO (Pierluigi Assogna)

E' un classico. Dopo la vittoria del NO, la stra-prevista confusione di tutti contro tutti, il ritorno al passato, lo stop decennale estremamente probabile a qualunque cambiamento, vengono addossati a che aveva faticosamente abbozzato un cambiamento e a chi lo ha sostenuto. In ogni caso noi siamo felici, noi siamo contenti, ecc. ecc.