BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIETRO LE QUINTE/ Mattarella e Gentiloni, "schema Fanfani" contro Renzi

Pubblicazione:mercoledì 4 gennaio 2017

LaPresse LaPresse

A qualcuno, dalle parti del Quirinale, la lettura della prima intervista del 2017 di Matteo Orfini ha fatto cadere le braccia. Affermare che si può andare al voto anche senza riformare la legge elettorale, prendendo ciò che uscirà dalla Consulta, equivale a dimostrare che il messaggio di fine anno di Mattarella non è stato in alcun modo compreso, e tantomeno tenuto in considerazione.

Eppure il capo dello Stato era stato di una chiarezza cristallina: in certe circostanze il ricorso al corpo elettorale è la via maestra, ma "con regole contrastanti tra loro chiamare subito gli elettori al voto sarebbe stato poco rispettoso nei loro confronti e contrario all'interesse del Paese. Con alto rischio di ingovernabilità".

Mattarella pensava di non poter essere frainteso, ma le sue aspettative sono andate deluse nel giro di una manciata di ore. Con le sue parole aveva voluto fugare tre dubbi. Primo: nessuna intenzione di fare i salti mortali per arrivare alla scadenza naturale della legislatura (febbraio 2018), a dispetto dei santi. Secondo: unica precondizione per prendere in considerazione lo scioglimento anticipato, una riforma elettorale (prima o dopo la Consulta poco importa) che armonizzi i meccanismi per l'elezione dei due rami del parlamento. Terzo, nel frattempo affrontare una lista di emergenze che vanno dal lavoro alla ricostruzione post sisma, sino agli impegni internazionali (vertice europeo, presidenza G7, seggio nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu).

Per Mattarella, par di capire, in presenza di un'ampia intesa sulle regole elettorali il voto a giugno è plausibile, e non c'è alcun dramma se il G7 di Taormina si svolgerà a Camere sciolte e a campagna elettorale avviata. Tra l'altro, questo è già avvenuto nel 1987, con il vertice sull'isola veneziana di San Giorgio Maggiore fra l'8 e il 10 giugno, e le elezioni pochi giorni dopo, il 14 e 15 dello stesso mese. Quindi 11, 18 o 25 giugno sono tutte date plausibili per il voto. 

Sono passati quasi trent'anni, ma fra le due situazioni c'è almeno un'analogia importante: un presidente del Consiglio relativamente fuori dalla contesa elettorale prossima ventura, allora Fanfani, oggi Gentiloni, alla guida di due (quasi) monocolori (allora Dc, oggi Pd) che sono ponte verso il voto. E non a caso l'attuale premier ha fatto suo il suggerimento di Mattarella di tenere il governo fuori dal confronto sulla legge elettorale. 

Mattarella ha fatto di tutto per costruire condizioni di stabilità e di ordinato procedere della vita istituzionale. Il suo sforzo però rischia di essere vanificato dalla fretta di Renzi e dei suoi di andare a votare. Una divaricazione di intenzioni che non lascia affatto tranquillo il Capo dello Stato. 

Tutto dipende da come verranno utilizzate le prossime tre settimane, quelle che ci separano dalla pronuncia della Corte costituzionale sull'Italicum, il cui esame si avvierà il 24 gennaio. Il Pd, per bocca del numero due Lorenzo Guerini, assicura che questo tempo sospeso verrà utilizzato per avviare il confronto con gli altri partiti proprio nel solco dell'auspicio venuto dal Quirinale. Un invito formale agli altri partiti è atteso nei prossimi giorni.


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
05/01/2017 - Cattolici in politica: dove e come? (dario ceriani)

Caro Luigi, abbiamo ormai appurato che essere cattolici qui e là nei partiti, sia di destra che di sinistra, non serve a nulla perché i meccanismi interni macinano e appiattiscono tutto secondo le logiche della maggioranza-minoranza. Grande abnegazione fu messa da molti, direi quasi da tutti e cattolici compresi (!), per far fuori il partito che più li rappresentava dividendosi poi l'eredità di nonna DC per dire agli elettori " sono io il partito che più e meglio rappresenta il sentire cattolico", e nel frattempo la Cirinna' se la rideva di gusto... Questo per dire che il tuo invito ai cattolici ad un impegno martiriale in politica è condivisibilissimo, ma sento necessario anche un pensiero sul contenitore e sulla sua forma. In alternativa andiamo avanti così, qui e là, e che almeno il Signore consideri questo impegno a sconto dei nostri tanti peccati, perché i politici ne commettono sempre più degli altri. Ciononostante buon 2017 a tutti gli uomini di buona volontà, e tutti alla stanga!

 
04/01/2017 - Fretta vs. Buonsenso (Luigi PATRINI)

Questa è la vera sfida che ci attende! Renzi appare sempre più pericoloso; lui e la sua "cricca", che in parte è ancora nel Governo Gentiloni (non penso solo alla Boschi). L'ho sempre criticato: il suo solo merito è aver portato al tramonto il PD, erede di quel PCI che Del Noce, con grande preveggenza, aveva compreso che sarebbe diventato un "partito radicale di massa". Molti suoi atti in positivo, a partire dalla Cirinnà, e in negativo, a partire dalla "disattenzione" alla famiglia e ai giovani, ne sono indiscutibile conferma. Finalmente, forse, il PD scomparirà: grazie alla spregiudicata leggerezza del "carrista" Napolitano (non si può dimenticare che nel 56 era stato favorevole all'invasione di Budapest da parte dei carri armati sovietici e nel 68 a quella di Praga)che scelse il "Bomba". Speriamo che Mattarella abbia la forza di "resistere" e che, per aiutarlo, i non pochi cattolici che militano negli altri partiti abbiano un sussulto e si assumano la responsabilità di offrire quella testimonianza "martiriale" che Papa Francesco continua a sollecitarci! Oggi è un momento decisivo per una presenza laica seria ed incisiva da parte dei cattolici italiani che non possono non sentire la responsabilità di coinvolgere con serietà e carità i numerosi uomini di buona volontà che ancora - ma per quanto ancora? - sono presenti nel nostro Paese.