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Politica

DIREZIONE NAZIONALE PD/ Video ultime notizie, Orlando a Renzi: “Siamo in un vicolo cieco”

Direzione Nazionale Pd, ultime notizie di oggi 13 novembre 2017: il valzer delle alleanze, la scissione o l'unione con la Sinistra. Svolta alla Macron o patto con Pisapia e Mdp?

Direzione Nazionale Pd: Renzi, Orfini ed Emiliano (LaPresse)Direzione Nazionale Pd: Renzi, Orfini ed Emiliano (LaPresse)

Il Pd è in un vicolo cieco: a dirlo è Andrea Orlando, ministro della Giustizia. Parlando alla direzione del partito, Orlando ha spiegato che è stata approvata una legge che prevede le coalizioni ma al momento non ci sono alleanze, quindi sarebbe bene non raccontare gli anni passati solo in termini positivi, perché in realtà ci sono state «luci e ombre». Serve altro in questo momento: «Dobbiamo provare a dire la verità. E allora io credo che la verità non ci autorizzi a nessun tipo di rimozione, penso che discutere del risultato delle elezioni in Sicilia avrebbe aiutato anche a mettere a fuoco le modalità con cui affronteremo la prossima sfida elettorale». Il dato siciliano è importante non tanto per l'esito, quanto per il fatto che in Sicilia si è determinato un fenomeno di voto utile che non ha premiato il Partito democratico. Questo è un rischio in alcune realtà o anche in campo nazionale per Orlando: «Allora la discussione in questo momento è: come si costruisce la coalizione?». (agg. di Silvana Palazzo)

BERSANI REPLICA A RENZI: “CHIACCHIERE A ZERO”

Michele Emiliano ha raccolto l'appello di Matteo Renzi all'unità del Pd: sostiene lo sforzo nell'apertura alla costruzione della coalizione del centrosinistra e si dice pronto a votare il documento unitario che sarà messo ai voti al termine della direzione. Freddo invece Pier Luigi Bersani: «Maggiore sintonia con Mdp? Non lo so, bisogna vedere cosa dice sul resto. Lui si preoccupa sempre di rivendicare quello che si è fatto ma purtroppo c'è qualche milione di elettori che non è d'accordo, e non sono Bersani o Speranza, che hanno un giudizio critico su tante cose che si sono fatte. Seguiamo la discussione. Basta che si sappia che le chiacchiere stanno a zero, adesso ci vogliono dei fatti». Per Bersani le promesse non bastano: anche lui è per l'unità, ma vuole indicazioni precise su cosa vuole fare Renzi per cambiare, visto che c'è una parte dell'elettorato che non ne vuole sapere del Pd a traino renziano. Quindi bisogna cambiare proposte, «smettendo l'arroganza del governo, dando un messaggio in sintonia con la vita dei cittadini». Bersani vorrebbe un'ammissione di colpe e un segnale a partire dalla legge di stabilità. «Riconoscere di avere fatto una legge elettorale con la destra che adesso dicono di temere perché tira la volata alla destra, riconoscere gli sbagli e dire: adesso cambiamo registro. Però aspettarsi questo è un pò osé. Credo non succederà».

RELAZIONE RENZI: “COALIZIONE DA ALFANO A MDP”

Una lunga relazione che sembra essere stata studiata (e immaginiamo anche costata una certa dose di orgoglio) da Renzi per garantire il massimo della disponibilità delle altre forze di sinistra in vista di una coalizione che dovrà in qualche modo tentare di battere M5s e soprattutto centrodestra alle prossime urne in Primavera. «Credo che sia cruciale che sia coinvolta l'area moderata così come i Verdi, Idv e i Radicali con i quali c'è una discussione non scontata né chiusa. Poi vogliamo il dialogo a sinistra in primis con Cp, a cui lanciamo parole di dialogo e disponibilità e vogliamo un confronto con Mdp, SI e Possibile», un’apertura importante specie in quel riferimento a “i moderati” in cui non vengono nominati ma risiedono di certo Alfano, Ap e i “nuovi” centristi dell’ex Democrazia Cristiana. Sul fronte ultimi provvedimenti del Governo Gentiloni, nuova apertura allo Ius Soli, confermando come in questo momento per Renzi la coalizione è più importante e per farla si vede “costretto” a maggiori aperture: «Dobbiamo togliere dal campo del dibattito sulle coalizioni il tema dei diritti. Non è che facciamo lo ius soli per fare l'accordo con Mdp. Lo facciamo perché un diritto - ha sottolineato Renzi alla Direzione Pd - è un diritto, senza scambiarlo in un accordo di coalizione. Cercheremo di farlo, senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura, rispettando ciò che il governo e la coalizione vorranno fare, non pensiamo siano temi su cui fare l'accordo».

“LA SFIDA È TRA PD E CENTRODESTRA”

Il segretario del Pd Matteo Renzi ha aperto la Direzione nazionale del partito, a porte chiuse e senza streaming, per dettare la linea che porterà il Nazareno alle elezioni del 2018. «Lo sforzo unitario che si chiede all'esterno va praticato all'interno in primis da chi dirige», ha dichiarato l'ex premier, secondo cui bisogna parlare al Paese, «ma senza abiure, rivendicando con forza e con orgoglio ciò che abbiamo fatto». La sfida del futuro è per Renzi una pagina bianca che può essere scritta dal Pd o dal centrodestra. «Il nostro obiettivo è essere il gruppo più numeroso in Parlamento», ha proseguito, assicurando che la coalizione che faranno permetterà loro di essere avanti agli altri. Questa dichiarazione conferma le sensazioni degli ultimi giorni, in cui Renzi sembrava aver cambiato registro aprendo il dialogo con gli ex dem. In Direzione ha confermato dunque la sua disponibilità ad aprire sul lavoro come richiesto da Mdp, a ragionare «per avere meno precariato e più tempo indeterminato». Il Jobs Act però non si tocca, perché «ha creato 986mila posti di lavoro in più». (agg. di Silvana Palazzo)

PRONTA LA RELAZIONE DI RENZI SENZA LA DIRETTA STREAMING

A minuti dovrebbe cominciare la Direzione Nazionale del Pd con al centro il nodo delle alleanze: difficile lo spostamento a sinistra dei dem renziani, ma la speranza per chi vuole una coalizione da presentare alle urne nel 2018 passa proprio dall’accordo inclusivo e non esclusivo tra Renzi e la sinistra extra-Pd. Come ricorda il quotidiano del Pd, “Democratica”, il piatto forte sul fronte alleanze comincia con un possibile e vicino accordo con I Radicali Italiani di Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi: «Abbiamo presentato a Renzi l’impegno a promuovere una lista europeista a cui stiamo lavorando con determinazione ed entusiasmo. È stato un incontro serio, il primo, l’apertura e non la chiusura di un percorso. Abbiamo chiesto di fare l’impossibile per due provvedimenti, lo ius soli e il testamento biologico», ha detto il segretario dei Radicali italiani Riccardo Magi al termine dell’incontro con Matteo Renzi. L’invito all’unità arriva da tanti partiti dell’area sinistra, nonostante le chiusure di D’Alema e Boldrini, con Renzi che starebbe per cambiare passo e provare un serio accordo “di scopo” per poter unirsi in vista delle elezioni. La relazione di oggi dovrebbe confermalo, come del resto ne è convinto un renziano di ferro come Ettore Rosato al Corriere: «impegno a superare le difficoltà che ci dividono da una coalizione di centrosinistra basata su un terreno fertile, di valori condivisi, che sono la premessa per programmi comuni”, perché insieme siamo un’alternativa più forte alla destra e ai 5stelle, divisi facciamo loro un regalo». 

IL PONTE BOSCHI-PISAPIA

Alle 15 e non alle 18 si terrà la Direzione Nazionale: a rivelarlo è l’Adnkronos con un cambio all’ultimo dovuto agli impegni istituzionali di Gentiloni che nel primo pomeriggio riuscirebbe così a sentire almeno la relazione del suo segretario prima di andare ai vari appuntamenti previsti per il premier. Si vede all’orizzonte un “nuovo” ponte per l’alleanza tra Maria Elena Boschi e Giuliano Pisapia, tacciato anche oggi dalla Sinistra radicale di non volersi decidere su che treno stare: lui ne vorrebbe uno che sia unico e unito contro le destre e i grillini, ma per Bersani, D’Alema e Fratoianni al momento non sembra arrivare la stessa disponibilità. «Fare di tutto per unire», dice ancora l’ex sindaco di Milano, mentre la renziana di ferro spiega dal Nazareno come «la Direzione è fondamentale per gettare le basi sulle prossime mosse da fare, abbiamo a cuore il futuro dell’Italia ma vogliamo vincere alle prossime elezioni per continuare a governare. E lo faremo con grande rispetto per tutti». Il ponte è ricostituito ma reggerà? E sopratutto Pisapia parla ancora a nome di tutta la Sinistra extra Pd? 

RENZI E MINORANZA, LE DUE MOZIONI

Matteo Renzi presenterà un suo documento e così farà anche la minoranza del Pd (Orlando ed Emiliano): durante la Direzione di oggi pomeriggio (forse attorno alle 15 la prima chiamata al Nazareno) il segretario dovrà tentare di tenere unito per una volta le varie anime del partito, con provvedimenti mirati negli ultimi mesi di governo e soprattutto con un passo deciso verso la Sinistra e non verso lo strappo. Per farlo, Renzi pare sia intenzionato a presentare un documento-mozione che tenga dentro le richieste poste dalla mozione della minoranza. Come riporta Repubblica poco fa, «si ribadisce la vocazione maggioritaria del Pd e sottolineata la necessità di lavorare alla creazione di un campo largo di centrosinistra. Nel secondo viene indicata la strada per conseguire l'obiettivo attraverso una serie di proposte sulle legge di Bilancio che possano incontrare il favore degli ex compagni di Mdp». Resta il mistero sull’effettiva volontà di Renzi di aprire chi fino a ieri ha continuato a dire che il Pd è morto e che Renzi ne è il mandante diretto: per le elezioni però si sa, questo e altro e i numeri potrebbero anche fare la differenza visto che ad oggi Renzi non rischia di essere messo sotto dal suo partito (84 delegati, 24 gli orlandiani e 12 gli “emiliani”) e che potrebbe seriamente arrivare ad un compromesso utile per rilanciare il campo di centrosinistra. 

MISTERO SU ORARIO E STREAMING

Ci sono due “misteri” organizzativi che fanno capire come la Direzione Nazionale del Pd prevista per oggi voglia essere, per volontari dei suoi vertici, il più blindata possibile da giornalisti, curiosi e possibili contestatori. Non si sa ancora l’orario, quantomeno a livello pubblico non è stata aggiornata la pagina del Pd di nessun social comunicando l’inizio della riunione forse decisiva per le alleanze (e per definire il “nodo” Renzi sulla candidatura a premier). Non solo, il fatto che ancora non vi sia un comunicato ufficiale o una parola d’ordine data da Renzi, Martina, Orfini o qualcun altro della segreteria dem sulla possibilità o meno di vedere la diretta streaming della Direzione manifesta l’ennesimo segno di un cambiamento di tendenza. Ad ora la discussione e il possibile scontro all’interno del Pd non serve più per legittimare il potere renziano ma potrebbe essere un boomerang in questo momento e forse per questo che dal 6 luglio di streaming e dirette web (ma anche di Matteo Risponde) non è che se ne vedano poi così tante… 

RENZI ALLA MACRON O “GIOIOSA MACCHINA DA GUERRA”?

Un uomo solo al comando o il ritorno della “gioiosa macchina da guerra”? Il futuro del Pd non verrà deciso oggi nella Direzione Nazionale convocata dal segretario Matteo Renzi, eppure un bel po’ dell’immediato futuro politico del primo partito di Governo passerà dall’accordo o mancato tale tra Matteo Renzi, la minoranza del partito e la Sinistra extra dem. Nelle ultime frenetiche ore di accordi prima della convocazione nazionale in cui discutere le alleanze in vista della campagna elettorale decisiva delle Politiche 2018, la diplomazia renziana con quella di Orlando ed Emiliano (la minoranza del Pd) hanno tentato di trovare accordi su una linea di massima generale con Pisapia e Campo Progressista. Tale accordo è di fatto il vincolo minimo per arrivare poi a Bersani e Mdp: se salta questo e se oggi in Direzione Renzi promuoverà un nuovo “solo contro tutti”, ogni possibile speranza di coalizione del centrosinistra diventa grande come un granello di sabbia. « Si lavora a un accordo unitario per i 341 collegi uninominali. Lo stesso candidato per Renzi, Grasso, Pisapia, Fratoianni, Civati. Accordo tecnico, senza voli pindarici. Sulla base di una cornice di programmi. Non il quadro perché quello è impossibile. Come dice Arturo Parisi: "Bisogna rendere manifeste le cose che ci uniscono". Parisi rimane l'unico vero consigliere e confidente di Romano Prodi», scriveva ieri in “apertura” la Repubblica citando fonti molto vicini ai diretti protagonisti. «Proporrò un accordo significativo e strutturato anche a Bersani. Non parlerò più dei mille giorni e dei provvedimenti del mio governo. Parlerò di quello che si può fare non di quello che è stato fatto», sarebbe la promessa di Renzi, con il popolino della sinistra che invece dovrebbe cercare di vedere meno come fumo negli occhi l’ex sindaco di Firenze.

L’APPELLO DI VELTRONI

Ma l’accordo si farà? Orlando ha scritto già i cinque punti programmatici (avoro, tasse, ambiente, scuola, investimenti) e se Renzi dovesse fare uno strappo “furbo” in extremis, il ministro assieme alla minoranza potrebbe girare le spalle al proprio partito e seguire gli altri di Sinistra nella maxi scissione (e di fatto nella fine di sogno maggioritario renziano, sempre che esista ancora). Se la diplomazia fallisce, e gli ultimi toni usati dalle due sponde non promettono nulla di buono, si potrebbe arrivare alla “conditio” estrema delle primarie di coalizione con Renzi che vedrebbe confermare magari i timori di un consenso che non è più quello di un tempo (e forse neanche delle Primarie pur vinte con due milioni di voti otto mesi fa). Intervenendo ieri a “In mezz’ora in più” il fondatore e ideatore del Pd, Walter Veltroni ha rivolto forse l’ultimo appello all’unità in casa dem prima della possibile frattura in Direzione. «Non fate una cosa che la storia ricorderà: perché della divisione della sinistra la storia se ne ricorderà. La prima cosa che mi piacerebbe che Renzi facesse domani è dire: concludiamo la legislatura con Ius Soli e Biotestamento. Questo sarebbe un gesto di apertura e poi inventiamo politiche sociali nuove per dare risposte alla precarietà" aprendo un tavolo di confronto con tutti. Renzi deve includere, accogliere e saper accettare le critiche, mentre gli altri dovrebbero smetterla con l'acrimonia esagerata e sbagliata nei confronti di Renzi». L’ha chiamata “umiltà responsabile” Veltroni l’appello in extremis: ma attenzione, ieri alla reunion di Campo Progressista la Presidente della Camera Laura Boldrini non è che abbia proprio dato seguito all’invito di unità fatto da Pisapia e Veltroni... «In un momento come questo chi ha idee affini avrebbe il dovere di stare insieme, ma le alleanze si fanno quando si ha una visione comune. Ma allo stato attuale - ha aggiunto la presidente - purtroppo non sembrano esserci i presupposti per un'alleanza con il Pd». Insomma, una svolta alla Macron o il ritorno alla “ochettiana” macchina di unione di tutta la sinistra per il buon Renzi sono le uniche due strade possibili per l'immediato futuro. In diretta (ma non streaming, ormai abbandonato) dal Nazareno ne sapremo forse qualcosina di più.

L'ULTIMA DIREZIONE SENZA DIRETTA STREAMING

L’ultima direzione nazionale del Partito Democratico risale al 6 luglio 2017, cruciale per discutere all’interno del partito i risultati deludenti alle amministrative, che hanno visto trionfare il Centrodestra in città da sempre legate alla Sinistra, Genova su tutti. Una discussione che è servita, come sottolineato dai principali esponenti, non per mettere in discussione la segreteria di Matteo Renzi, da poco vincitore delle primarie, ma per fare il punto della situazione su alleanze, direzione e molto altro. Ma l’ultima direzione nazionale del Pd è stata inoltre molto chiacchierata per l’assenza della diretta streaming video. Matteo Renzi, assieme ai vertici del partito, ha deciso che non era il caso di mostrare a tutti “le beghe interne”, un po’ come il Movimento Cinque Stelle: nato via streaming e poi dimenticato con il passare del tempo. Una decisione che non ha fatto piacere a tutti: “Renzi non vuole fare vedere che viene messo sotto e criticato dal suo partito”, le voci che circolavano quattro mesi fa.

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