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Politica

Fausto Bertinotti/ "E' più di sinistra Papa Francesco di tanti leader europei..."

In un'intervista concessa a La Repubblica, l'ex leader di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti ha parlato di futuro della sinistra, fede e della situazione politica italiana

Fausto Bertinotti, primo piano (LaPresse)Fausto Bertinotti, primo piano (LaPresse)

L'INTERVISTA DI BERTINOTTI A "SECONDA REPUBBLICA"

Tra fedeltà al comunismo e apprezzamenti al Pontefice, ripensando a quella stagione di governo in cui è stato uno degli attori principali ma con un occhio rivolto anche alla stretta attualità: è un Fausto Bertinotti per certi versi inedito quello che si racconta a “Seconda Repubblica”, la rubrica del quotidiano La Repubblica dedicata alle principali personalità della politica nostrana degli anni Novanta. L’ex leader di Rifondazione Comunista, nonché già Presidente della Camera, si racconta in una video-intervista realizzata da Antonio Nasso e ripercorre le tappe della sua esperienza politica mettendo però in chiaro, fin da subito. una cosa: “Come mi definirei oggi? Comunista” afferma senza esitazioni il 77enne originario di Milano che ricorda come, nel 1994, Rifondazione si presentasse come “il partito dell’opposizione” dal momento che lui e i suoi compagni erano sempre stati contro non solo lo scioglimento del PCI ma anche contro la cosiddetta “svolta della Bolognina”. A detta di Bertinotti, quella linea non era dettata da “ragioni nostalgiche di bandiera ma per opporci all’abbandono della prospettiva anticapitalistica”. A proposito invece della caduta del Governo Prodi, che da anni gli viene sistematicamente rinfacciata (non ultimo da Matteo Renzi di recente), Bertinotti tiene a precisare che quell’esperienza politica terminò sulla questione dell'impianto sociale: “Noi chiedemmo una correzione di rotta per destinare più risorse contro le disuguaglianze, ma Prodi ci nega ogni trattativa”.

LA FINE DEL GOVERNO PRODI E LO "SCIVOLONE" DEL 2008

Proprio a proposito di quei drammatici giorni che segnarono la fine del primo Governo Prodi, Fausto Bertinotti ritorna nell'intervista a La Repubblica su alcuni retroscena: “In attesa del voto di fiducia c’era stata una trama tra emissari dell’esecutivo e una minoranza di Rifondazione Comunista con cui si erano scambiati il futuro” spiega, aggiungendo che tutti erano convinti del buon esito del voto di fiducia ma “sbagliarono i conti e persero”. Invece, sulla tanto pubblicizzata complicità tra lui e D’Alema, Bertinotti è perentorio: “Si tratta di un falso totale, anzi con lui ebbi uno scontro asperrimo prima del voto in Transatlantico”. Passando poi, con un salto di quasi dieci anni, al 2008 quando la Sinistra Arcobaleno da lui guidata rimase fuori dal Parlamento, Bertinotti ammette l’errore di immagine provocato alla lista della sinistra radicale dall’aver atteso i risultati elettorali in una sede dell’Hard Rock Cafè: “Si è trattato in realtà di una distrazione e di scarso interesse alla comunicazione: quella Sinistra Arcobaleno comunque era un accrocchio improvvisato...” chiosa l’ex numero uno di Rifondazione.

L'APPREZZAMENTO PER PAPA FRANCESCO E L'IDEA DI SINISTRA

L’ultima parte della video-intervista di questo nuovo appuntamento di “Seconda Repubblica” vede invece Fausto Bertinotti parlare anche del proprio rapporto con la fede: “Io sono un comunista non credente ma che però ha un grande rispetto per la ricerca trascendente” afferma, ammettendo che oggi non esiste nella politica istituzionale una cultura di sinistra e che per lui ogni pensiero di sinistra parte da una critica al capitalismo del proprio tempo. E, partendo da questo presupposto, il 77enne aggiunge che “sperando di non essere male interpretato, questa propensione e autonomia di pensiero io la ritrovo nella Laudato Si’ (ovvero la seconda enciclica a firma di Papa Francesco, NdR) e non nei discorsi dei leader della sinistra europea”. Infine, Bertinotti torna su un tema a lui molto caro e, pur non accettando più la vecchia formula secondo cui la proprietà privata è un furto, conclude vagheggiando un mondo lontano in cui “tutti gli uomini e le donne possano svolgere una creativa attività umana e non vengano imprigionati da un elemento di proprietà: ovviamente questo non vuol dire che ognuno possa pensare di fare come nel 1917…”.

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