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Politica

SENTENZA BERLUSCONI/ Le due carte di Renzi: giudici e voto subito

Ieri i giudici di Strasburgo chiamati a giudicare del caso Berlusconi non hanno esitato a manifestare dubbi (molti) sulla legge Severino. Ecco la contromossa dell'ex premier. MARA MALDO

Silvio Berlusconi (LaPresse)Silvio Berlusconi (LaPresse)

Ledi Bianku è albanese e raccoglie uno dei temi sollevati dalla difesa del leader di Forza Italia. In cosa il caso di Augusto Minzolini era diverso da quello di Berlusconi? Perché il senatore azzurro, anche lui condannato, ha potuto restare in Senato? Il tema è quello della discrezionalità della decisione, e quindi della sua utilizzabilità a fini politici. Paulo Pinto de Albuquerque è portoghese. Come mai — si chiede — nella Giunta del Senato venne cambiato il relatore, che si era espresso contro la decadenza di Berlusconi? Perché in aula il voto è stato a scrutinio palese, se il regolamento prevede che nei casi che riguardano le persone si proceda con lo scrutinio segreto? E qual è la differenza tra la ineleggibilità prevista dal codice penale e la incandidabilità prevista dalla legge Severino? Perché una è considerata una pena e l'altra, che è più severa, secondo il governo italiano non lo è, e quindi può essere applicata retroattivamente? E soprattutto, perché contro la decadenza degli amministratori locali si può ricorrere alla magistratura, vedi i casi De Luca e de Magistris, e per quella dei parlamentari non è data questa possibilità? Angelica Nussberger è tedesca, presiede la corte. Non è "un giudice a Berlino" perché è nata e cresciuta a Monaco di Baviera. Dopo solo due ore ha chiuso l'udienza da cui può dipendere il destino di Silvio Berlusconi ma ancor più il futuro di stabilità politica di uno dei paesi chiave dell'Unione.

E a questo pensa Berlusconi stesso quando invita la Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo a fare presto. E a questo pensa, chiedendo a Mattarella di indire elezioni in tempo per recepire la sentenza di quella corte. E a questo pensa Matteo Renzi quando ordina ai ministri del governo Gentiloni di bruciare le tappe perché si voti il prima possibile in modo da non avere tra i piedi il redivivo Silvio. Salvo poi dichiarare a Porta a Porta di volerlo sfidare sul campo. Esattamente come quando dichiarava a La7 che a Palazzo Chigi voleva andarci solo con regolari elezioni. Poi pugnalò Enrico Letta. E forse non è il solo Matteo a ragionare in questo modo. 

Insomma tutti invocano giustizia da Strasburgo ma tutti aspettano l'ordalia del voto nel modo tipico del paese di Nicolò Machiavelli. Cercando cioè di mettere fuori gioco l'avversario prima delle elezioni per sfuggire alla saggezza del popolo. 

Chissà quanto durerà la "lunga notte" di Strasburgo! Chissà se l'Italia, "nave sanza nocchiero in gran tempesta", tornerà ad essere governata in tempo, prima del naufragio.

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