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Politica

CAOS PD/ Renzi sconfitto, Orlando sarà il nuovo segretario

Renzi annuncia il congresso del Pd e prepara le dimissioni. Andrea Orlando è di fatto il candidato in pectore alla guida del Partito democratico. L'analisi di PEPPINO CALDAROLA

Matteo Renzi abbandona la direzione Pd (LaPresse)Matteo Renzi abbandona la direzione Pd (LaPresse)

Renzi annuncia il congresso del Pd e prepara le dimissioni. Al termine di una direzione temuta per le possibili conseguenze sul destino del governo, viene approvato con 107 voti un ordine del giorno che impegna l'assemblea del Pd, convocata per sabato prossimo, "a decidere i tempi e le modalità del congresso". Lo spettro di una scissione non è evitato perché la minoranza ha chiesto, senza ottenerlo, un voto sulla permanenza di Gentiloni fino alla fine della legislatura. Nella grande sala romana di via Alibert, quella in cui Renzi propose e ottenne la designazione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, c'è la tensione palpabile della resa dei conti ma anche la prudenza dei mille tatticismi. In platea c'è Padoan e sul palco Gentiloni, parlano Cuperlo e Bersani ma non D'Alema. "Doveva esserci lo scontro, abbiamo assistito a un'assemblea leziosa, quelle tipiche discussioni che hanno allontanato la gente dai partiti" dice al sussidiario Peppino Caldarola. 

Qual è la novità politica, Caldarola?

Questa volta si chiama Andrea Orlando. Con la proposta della conferenza programmatica si è messo in posizione di dialogo con tutta la sinistra. Una posizione non di rottura con Renzi ma molto critica. Non ha dichiarato apertamente la sua candidatura, ma è come se lo avesse fatto. 

Michele Emiliano?

Il suo doveva essere l'intervento bomba che stende Renzi, ha parlato come un guerriero che però cerca la pace. Emiliano non intende rinunciare alla Puglia per dirigere un partito. Ha consenso, ma ora sta tentando di capire dove collocarsi: è abbastanza realista per sapere che Renzi, soprattutto fra gli iscritti al Pd, in questo momento gode ancora di un consenso ampio. 

Ampio quanto?

La componente ex Pci in parte se n'è andata oppure non si è più iscritta, mentre i tesserati che fanno capo a Franceschini, Delrio e Renzi ci sono ancora.

Tutto come prima dunque per Renzi?

No. Non c'è stato il "regicidio", ma non c'è più il gruppo che si era costituito intorno a Renzi, che riconosceva la sua leadership e si era impegnato a seguirlo nelle sue avventure.

Il gruppo di Orlando e Franceschini.

Il fatto che Orlando abbia scelto il ruolo di mediatore, cercando di contenere Renzi, è una novità, la novità che riguarda l'ex premier più da vicino. La sfida contro di lui si allarga, conquista pezzi di governo. E Renzi lo ha capito.

E Franceschini?

Della maggioranza renziana è il politico più esperto. Vede accresciuto il suo ruolo: non ha nulla da guadagnare se la sinistra se ne va, e non ha nemmeno nulla da guadagnare da una sconfitta di Renzi. Se Orlando indebolisce Renzi da sinistra, Franceschini ora lo frena dal centro moderato del Pd.

Renzi ha detto: congresso prima del voto. Ma a Bersani non è bastato: la gente sa che governiamo noi, non puoi evitare di dire quali sono i tempi delle urne, ha replicato al segretario.