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SCISSIONE PD?/ Il "jolly" di Emiliano contro Renzi

Pubblicazione:venerdì 17 febbraio 2017 - Ultimo aggiornamento:venerdì 17 febbraio 2017, 10.35

Michele Emiliano (Lapresse) Michele Emiliano (Lapresse)

Aveva individuato in Renzi il figlio politico mai trovato nelle file del suo partito, e c'aveva indovinato. Ma adesso Silvio Berlusconi, malconcia "turris eburnea" nella maionese impazzita della politica italiana, non è più un renziano convinto, anzi. Da rabdomante del consenso qual è sempre stato, ha capito che l'aria per il fiorentino è cambiata sostanzialmente, in Italia, e molto al di là di quel 40% che comunque ha votato "sì" al referendum istituzionale. Per cui, istintivamente, Berlusconi si chiede "chi, dopo Renzi?". E si risponde con un solo nome: Michele Emiliano, attuale governatore della Regione Puglia, candidato alla segreteria del Pd: "È uno che sa parlare in modo diretto alle persone", dice di lui.

E bravo il Cavaliere, l'occhio è ancora quello fine di un tempo. Non che arrivi a fare il tifo per Emiliano: sempre comunisti sono, questi del Pd. Però i due si sono in qualche modo simpatici, e anche nel 2013, quando Berlusconi - ancora alla guida del Popolo della libertà - andò in Puglia per qualche comizio pre-elettorale, si trovò uno striscione sulla facciata del Comune dove imperava Emiliano da sindaco: "Caro Silvio, bentornato a Bari", firmato dai primo cittadino. Un gesto quasi ironico, ma comunque cordiale, che suscitò polemiche, ma, sotto sotto, gli piacque. E dopo l'assoluzione dell'uomo di Arcore nel processo Ruby, Emiliano - che in quanto ex pm parla "pesante" in materia - osservò che "la Procura di Milano dovrebbe, in maniera istituzionale, prendere atto della sconfitta e scusarsi". E non a caso Berlusconi ha più volte ripetuto che "Emiliano è una brava persona".

Il dato di sostanza è che il giudice barese è oggi l'unico tra i nuovi capi e capetti del Pd (in altri tempi Massimo D'Alema li chiamava "cacicchi") che sembra avere le carte in regola o per battere Renzi al congresso o, meglio, per guidare una scissione che sancisca l'evidenza: che cioè Renzi è il leader naturale di un nuovo partito di centro, semmai di centrodestra, e che le idee della sinistra europea, non più post-comunista, devono e possono trovare anche in'Italia un'altra casa, senza scandalo per la buonanima dei partiti figliati dal vecchio Pci. Una casa che magari rilevi l'eredità sociale, se non il brand, del Pd e lasci Renzi al suo "partito della nazione", cioè a raccogliere l'eredità di Berlusconi.

Cerchiamo di capire perché. Innanzitutto, Emiliano è credibile quando dichiara la sua passione per la politica intesa come servizio civico e non come mestiere. Diversamente da Renzi, che non ha mai svolto alcun vero lavoro in vita sua se non qualche periodo come dipendente nell'aziendina di papà, Emiliano ha un buon curriculum professionale. Variegato.

Figlio di un calciatore professionista divenuto poi piccolo imprenditore, il giovane Michele - recita di lui Wikipedia - cresce tra Bari e Bologna, gioca a basket, si laurea in giurisprudenza, fa pratica da avvocato, poi a 26 anni supera il concorso in magistratura e viene spedito ad Agrigento, al fianco del giudice-ragazzino Rosario Livatino, poi ucciso dalla mafia, oggi in odore di santità, collaborando con Falcone. Dopo sei anni a Brindisi nel '95 torna a Bari come sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia (Dda), e ci resta finché nel 2203 si candida a sindaco di Bari, vince e governa per due legislature tra vasti consensi, tanto da vincere poi anche le regionali e passare la fascia da sindaco a uno dei suoi più diretti collaboratori, l'attuale primo cittadino Antonio Decaro.

"Faccio politica come servizio civile, ma se non ne riscontro più le condizioni posso in ogni momento tornare al mio vecchio e amatissimo mestiere, il più bello del mondo, se è vero che la metà di tutta la narrativa e di tutta la fiction mondiale è dedicato appunto al personaggio dell'investigatore", dice Emiliano, e come dargli torto. Sa di diritto; e ha coraggio, perché avere a che fare con la mafia è un po' più complesso che rifare la viabilità di Ponte Vecchio.


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COMMENTI
17/02/2017 - L'articolo molto bello di Sergio Luciano (ALBERTO DELLISANTI)

L'avevo letto questa mattina. Stasera ho letto anche Da Rold, e nel leggere il mio commento mi rendo conto che ho ripercorso anche il pensiero di Luciano. Lascio quel commento invariato. Grazie di averla potuto leggere anche nel Sussidiario di oggi Dottor Luciano!

 
17/02/2017 - Commento (Carlos Real)

Pochi giorni fa il democratico emiliano, che ancora e'magistrato, ha dichiarato che per diminuire il debito pubblico occorre prendere i soldi dai risparmi dei cittadini!