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DIETRO LE QUINTE/ Voucher, la "tempesta perfetta" per andare al voto

Pubblicazione:sabato 18 marzo 2017

Paolo Gentiloni (LaPresse) Paolo Gentiloni (LaPresse)

"No voucher, no party-to!": il Pd non esiste più e di conseguenza diventa impossibile gestire qualsivoglia seria partita legata al tema del lavoro. 

E allora perché non costruire a margine del pasticciaccio brutto messo in onda da Camusso e Cgil, referendum abrogativo ed ennesima mazzata al Renzi-style, le condizioni per la cosiddetta tempesta perfetta?

Il governo dichiara di muoversi per evitare conflitti su una materia incandescente. E abroga i voucher. La sinistra, compresa quella del Pd, abbocca e ringrazia, convinta di aver riconquistato centralità nello schieramento. Ncd, per la prima volta dalla nascita del Governo Renzi prima e Gentiloni poi, alza la voce, scalcia e si ribella promettendo sfracelli.

Anzi — dice con chiarezza per bocca del suo capogruppo alla Camera Maurizio Lupi — non sosterremo il decreto che abroga i voucher. Quasi avesse una spina dorsale. Quasi non avesse già deciso di servire fedelmente le manovre di sottogoverno di Matteo Renzi. E a questo punto al Senato la situazione si fa disperata. Il governo cade. Gentiloni si rammarica. Mattarella prende atto. E Renzi gode. Di più. Libidine. 

Dopo il saccheggio a cavallo di Pasqua delle nomine delle partecipate e controllate di stato si aprono per lui le porte della campagna elettorale. Tanto agognata per allontanare il rischio di dover svelare i propri errori e gli abusi sui conti pubblici se Gentiloni fosse obbligato a produrre la legge di bilancio. Al voto! Al voto! E grazie per di più alle sue vittime predestinate: i sinistri del Pd. Giugno! Giugno! Avendo cura di notificare a Ghedini e Berlusconi che la ricreazione è finita. Strasburgo può attendere. 

Tagliata la gola a fine aprile alle comparse delle primarie Pd, viene il tempo della mietitura. Giugno. "Giugno che sei maturità dell'anno di te ringrazio Dio…" (Guccini). 

Tutti quelli che mirano a giugno non sono maturi ma duri. La durezza di chi non ha interesse alle sorti dell'Italia e preme sugli Alfano di turno perché attraverso una pantomima si apra la stagione delle finte elezioni per rimettere in pista l'infante di Toscana. Ma il popolo ha una psicologia più complessa dei dispensatori di voucher… quattro dicembre o quattro giugno non fa differenza. 

Quando verrà il giorno del giudizio, Renzi dovrà convincere gli elettori che la logica della congiura di palazzo è più corrispondente alla prospettiva della crescita del paese di quella di normali elezioni figlie della tanto vituperata democrazia.



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COMMENTI
18/03/2017 - Alternativo? Alternati! Popolare? Manco pa' capa (ALBERTO DELLISANTI)

E' un giorno tristissimo quello del funerale dell'NCD (vedere l'ex delle Iene...). M. Lupi meraviglia ancor più di Alfano (che ciumbia l'è un number one!) mentre Lupi è nei secoli fedele al numero due. Gentiloni vorrebbe significativamente ridurre i voucher. LUPI è CONTRARISSIMO come NON fece con il matrimonio omosessuale (chiamato "unione civile", ma appunto è una patacca...). La gioia di Renzi, nell'udire il ruggito, è al massimo. Cadesse mai il Governo, dice Mara Maldo, si andasse a votare a giugno... Un colpo di spazzola (fantastico) per il Renzi che vedrebbe così interrompersi il film che via via è evidente a tutti, del suo brutto operato al Governo. Ora il ministro degli esteri, e il numero due del suo partito, gli cambiano il nome. Una patacca come il precedente. Alternativi a chi? A Renzi? Alla Boschi, a Lotti, a Del Rio, a Richetti? Sono solo alternati con Verdini e compagnia cantante. I sacri nomi di "popolari" e di "popolare" non hanno nulla a che fare con i due "alternati". Ai quali si aggiunge (non ho verifica ma lo temo...) una terza persona, Beatrice Lorenzin: peccato, al suo esordio di alcuni anni fa pareva proprio diversa. Mentre Lupi era staliniano/ berlusconiano un tempo, e staliniano/renziano dal primo giorno in cui Renzi fu messo per tre anni a Palazzo Chigi. (Il che non vuole dire assolutamente stalinista, che è tipo di persona affatto diversa).

 
18/03/2017 - Si voterà nel 2018 (Giuseppe Crippa)

Non penso proprio che “un terzo di segretario” del primo partito di governo come è ora Renzi possa pilotare i suoi parlamentari (e far perdere loro il vitalizio).